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IL VALORE DELLA CULTURA

di felice magnani

Ci sono ancora persone che pensano e credono che l’uomo di cultura sia chi conosce milioni di cose, quello che è in grado di ricordare e ripetere storie e nozioni, poesie e racconti, un fenomeno della memoria dunque, uno che sa praticamente tutto e che è in grado di esibirlo a gentile richiesta. Si tratta dello stile dell’erudito, colui il quale apprende secondo una visione individuale, mnemonica ed egoistica del dato culturale, una sorta di benefit da esibire nelle circostanze adatte, dove dimostrare diventa la carta vincente. L’erudito è uno che fa sempre bella figura, perché sa tutto, è puntuale, può recitare a memoria poesie, brani di storia, non c’è campo della scienza da cui non abbia attinto e appreso. E’ cultura anche questa, ma resta nell’olimpo, non si scompone, non diventa cibo per trovare, resta una sorta di museo personale in cui si può ammirare di tutto, ma si tratta di un tutto statico, privato della sua consapevolezza critica, mummificato. La cultura va fatta vivere, è un po’ come impastare la farina con le uova, cercare l’impasto giusto, quello che dà sapore a ciò che si fa. Giusto sapere, ricordare, imparare, ma il tutto va condito con olio e sale, con quel pizzico di vita vera che colora di umanità le cose imparate e quelle da imparare. La cultura nasce e si sviluppa con gli esseri umani, ne è l’immagine viva e operante, è come una madre solerte che chiama a raccolta i propri figli, che li vuole attorno, quel tanto che basta per far capire loro che non c’è nulla di frivolo o di troppo inadeguato che non possa essere rieducato, rigenerato, riammesso e consolidato, in ogni cosa che apprendiamo, infatti, c’è una parte della cultura del mondo, degli uomini e donne che l’hanno ideata e creata. C’è dunque una cultura che nasce e cresce spontanea come l’erba di un prato, con una propria identità, una propria connotazione, è la cultura della vita che nasce, cresce e muta a seconda delle stagioni, dei luoghi e delle leggi che la governano, perché anche la cultura è soggetta alle leggi della condizione umana, ne è parte viva e integrante. Senza ordine non esiste cultura, senza regole non la si può applicare, perché tutto risulterebbe privo di senso, svuotato della sua vita più intima, quella che connota, che dà vibrazione ed emozione, calore, forza e colore. La cultura migliore è quella che metti insieme nel corso della vita reale, sottoponendo a visione e revisione le sue varie fasi, anche quelle alle quali avresti consegnato incondizionatamente la chiave della verità. Non esiste una cultura statica, per sua natura la cultura è dinamica, muta, cambia, si evolve, si arricchisce, propone, scompone, sviluppa, stimola a fare meglio e di più, insegna l’onestà, la bellezza, l’amore, il colore, indugia sulla vita e la investe con la sua innata curiosità. Si tratta di una curiosità senza veli, fatta di cose vere, che trovano riscontri nella realtà, di cose che respiri, che vedi, che senti, a cui ti appassioni e di cui ti cibi quotidianamente cercando di non perderne mai il contatto. E’ la cultura della vita, quella che si lega alle tradizioni, ai valori che contano, alle cose belle, quelle che anche a distanza di anni sono ancora capaci di riportarti con i piedi per terra ad annusare la bellezza di quel mondo al quale ci siamo legati quando la realtà era ancora un sogno da realizzare.