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ACCOGLIERE CON RAGIONE

di felice magnani

Ogni sistema ha i suoi principi, i suoi punti di partenza, lo abbiamo appreso tutti quanti, chi dai genitori, dalla scuola, da qualche educatore incontrato sul cammino della vita. Dunque siamo stati accompagnati dai principi, dalle regole e, per essere ancora più chiari, nel nostro piccolo abbiamo cercato di metterli o di metterle in pratica, per la semplicissima ragione che, in questo modo, avremmo vissuto meglio noi e fatto vivere meglio gli altri. Ci hanno sempre detto che chi agisce bene è un buon cittadino, uno che ha capito fino in fondo che cosa significhi diventare comunità. E’ su questa strada che ci siamo inoltrati e che abbiamo imparato a essere quelli che siamo, persone che cercano di fare bene ciò che devono fare, pur sapendo che la perfezione non esiste, non è roba per umani e che bisogna avere sempre l’accortezza di riconoscere i propri errori, per cercare di fare meglio. Quanti principi, quante regole, quanti rimproveri, quante interrogazioni, abbiamo spesso navigato con la presunzione di essere veri, unici, capaci, bravissimi, per poi renderci conto di quanto la condizione umana sia precaria persino nella volontà, anche quando sembra sorretta da forze straordinarie. Ci siamo resi conto strada facendo che esiste sempre una differenza sostanziale tra ciò che è per principio e ciò invece che è per dinamica esistenziale, intuendo che non esiste nulla che non sia soggetto a modifiche. Le stesse regole, per quanto valide nelle loro formule di principio, vanno interpretate e applicate a seconda del contesto in cui vivono e crescono. Dunque non c’è mai nulla di talmente definito da non poter essere modificato, cambiato, ristrutturato. Per principio è giusto accogliere ad esempio, ma lo devi fare sapendo che l’accoglienza presuppone tutta una serie di disposizioni che vanno esercitate per fare in modo che chi viene accolto trovi il tempo e lo spazio per inserirsi, per integrarsi, per capire in che tipo di altro mondo è capitato. Ammassare gli esseri umani in un posto o in un altro, senza aver predisposto un piano è folle, perché genera confusione, disorientamento e può dare il via a tutta una lunghissima serie di iniquità correlate a un sistema migratorio spaesizzato. Agire senza pensare o agire senza predisporre, magari per affrettare una qualsiasi forma di interesse privato, significa non avere senso politico, capacità di interagire con una realtà che è molto diversa da come l’avevamo pensata o immaginata. E’ un po’ quello che sta succedendo in Italia, dove spesso le cose si fanno sull’onda di finalità non ben precisate, sperando sempre che lo spirito santo intervenga per rigenerare dove l’uomo distrugge. Anche in questo caso ci siamo resi conto, ma ci riesce difficile ammetterlo, che abbiamo agito con troppa superficialità, senza pensare che, forse, una regolamentazione dei flussi, sulla base di un progetto molto ben definito, avrebbe reso il fenomeno meno appetibile dai detrattori e più in linea con uno sviluppo migratorio sostenibile. Invece di essere solidali, siamo qui a combatterci in nome di chissà quale giustizia sociale e ciascuno dice la sua, che contrasta nettamente con quella dell’altro. Di fronte all’imponderabile, invece di costruire, apriamo varchi incredibilmente pericolosi per tutti coloro che sfruttano un fenomeno molto serio per fini di natura personale. Cosa significa accogliere con ragione? Semplicemente evitare che la buona fede, i principi e le regole possano improvvisamente scomparire in virtù di varie forme di appropriazione indebita. Il fenomeno migratorio è per sua natura complesso, implica una lunghissima serie di valutazioni e di applicazioni, non lo si può risolvere lasciandolo in ostaggio di gente, mezzi e filosofie di vita che non hanno nulla a che vedere con costituzioni, democrazie e ideologie varie. Si tratta di un fenomeno che, per essere arginato e ben orientato, ha bisogno di qualcuno che lo sappia leggere, definire, orientare e contenere. Non c’è nulla di più insensato di avallare l’ipotesi che la libertà si trasformi in libertinismo, lasciando che ognuno parli o intervenga secondo metri e misure di natura personale. Se le regole di terra e di mare, quelle legate alle leggi e al buon senso sono ancora una risorsa comune, allora bisognerà forse metterle in pratica, fare in modo che gli esseri umani e i loro problemi non vengano strumentalizzati da chi ha interessi economico finanziari in corso. La buona fede è un punto di partenza, ma non basta. Non basta essere buonisti allo spasimo per risolvere i problemi, bisogna avere la forza di saper creare situazioni in cui i principi possano ancora trovare una loro identità, in un rapporto solidale con quella realtà nella quale sono chiamati a interagire. Dunque anche il fenomeno migratorio, come altri, ha bisogno di razionalità, intuizione, dedizione, capacità progettuale, per orientare nella direzione giusta chi brancola nel buio, per poi magari finire tra stazioni e giardini pubblici, senza sapere dove andare e cosa fare, lasciandosi attrarre dalla malavita organizzata e dalle sue mire espansionistiche.