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IL PROGRESSO NON E’ UN’ARMA

di felice magnani

C’è molta gente che crede che il progresso sia un’arma da usare per prevaricare, trasgredire, corrompere, demolire. Non è così. L’intelligenza fornisce i suoi contributi per dare alle persone la possibilità di vivere meglio, di potersi appropriare di un po’ di quella felicità umana che fa germogliare il sorriso, una parola dolce, la voglia di sentirsi in pace con se stessi e con il mondo, il desiderio di fare, di mettersi alla prova, di dimostrare la forza e la bellezza di ciò che abbiamo ricevuto in dono. Quello che noi chiamiamo progresso parte sempre dal presupposto che si faccia qualcosa per qualcuno, che l’impegno e la determinazione servano, siano utili, possano cambiare in meglio quel mondo straordinario nel quale siamo stati collocati da un atto d’amore. Progredire significa andare avanti, credere in quello che si fa, cercare di farlo bene, con senso del dovere, con la coscienza di chi sa che ogni atto o azione individuale hanno un riverbero sulla comunità nella quale abbiamo la fortuna di animare e collaborare. Rifiutare il progresso significa impedire all’intelligenza di compiere il suo viaggio, di essere collaborativa in un mondo che ne ha estremamente bisogno. Uno dei punti caldi della vita societaria è proprio quello di aprire agli altri, di non essere egoisti, di non chiudersi nel proprio recinto, di mettere a disposizione della comunità tutto quello che abbiamo ricevuto e appreso. La vita è grande proprio per questo, perché dona e apprende, crea un sistema di mutua adesione al mondo che la circonda. Si tratta di concedere alla curiosità di poter volare e posarsi là dove ritiene di poter esercitare un collaborativo concerto relazionale. Oggi in molti casi manca la relazione e tutto ciò che si crea assume il carattere della temporaneità. C’è una sorta di corsa all’appropriazione immediata, come se il tempo fosse un nemico della condizione umana, come se bisognasse far presto e così in molti casi la vita diventa una corsa che lascia senza respiro, non permettendo di coglierne gli aspetti gradevoli, appaganti, realizzativi quelli che trasformano l’individualità in una risorsa straordinaria finalizzata al bene comune. Dunque il progresso è un’immensa risorsa quando si pone al servizio di chi lo coltiva e lo fa crescere pensando che possa migliorare la vita degli altri. Nel progresso ci sono due tipi di impegni, uno individuale e uno collettivo, di solito è il frutto di un’armonia compositiva che fa scattare e maturare lo stupore della scoperta, di qualcosa che sorprende anche l’autore, perché il progresso è anche sorpresa, stupore, meraviglia. Regala certezze che stemperano il pessimismo e alimentano l’ottimismo, la voglia di farcela, di dare un volto alla parte propositiva del nostro essere. Il progresso non è un’arma, ma un dono che migliora la nostra vita, la rende più confortevole, più adatta, più capace di regalare sorrisi e fiducia, ma proprio per questo va dosato, orientato, gestito, calibrato, messo al servizio, usato con parsimonia e con discrezione, per evitare che possa diventare un nemico.