Menu
A+ A A-

IL CORAGGIO DI AVERE CORAGGIO

IL CORAGGIO DI AVERE CORAGGIO

di felice magnani

Quando le cose non vanno bene bisogna avere coraggio, bisogna avere la forza di affrontare la realtà per quella che è, senza paura, con la certezza che prima o poi le negatività scompariranno e lasceranno il posto a una visione positiva della vita. Le esperienze di questi ultimi anni ci hanno dimostrato che l’umanità cambia nella misura in cui sa risvegliarsi e osservare il mondo che le ruota attorno con uno sguardo nuovo, ripulito dalle incrostazioni di un presente caotico, fumoso, assorbito spesso da una globalizzazione che riduce progressivamente la libertà di ciascuno. Chi pensava che la fortuna del genere umano risiedesse nel benessere, in una sorta di eden delle meraviglie, deve fare un passo indietro per capire cosa significhi camminare insieme verso la rinascita. Viviamo il tempo in cui varie forme di esasperazione tolgono il respiro, come se ci trovassimo con l’acqua alla gola, mancando il tempo per una riflessione pacata e rassodante, che rimetta in circolo la sfera dei sentimenti, la voglia di amare, di ascoltare, di parlare, di ritrovare anche solo una parte di quel piccolo mondo antico che ciascuno di noi ha costruito nella sua storia pubblica e privata. Viviamo il tempo in cui bisogna avere il coraggio di dire la verità, di guardare oltre i muri e i fili spinati di una coscienza svuotata spesso del suo senso morale, per ritrovare una dimensione che incoraggi a uscire dalle maglie di una rete che impedisce all’umanità di essere anima. Partire dal cuore potrebbe creare una visione diversa, meno materialista, più orientata verso la ricerca di valori che trovano nella ricchezza interiore la loro nicchia. Uno dei temi di oggi è la solitudine, l’anticamera della depressione, la difficoltà a stabilire rapporti, a creare connessioni, anche se il mondo corre sui tasti di un digitale che regala emozioni virtuali e non reali. Apparenze e poi ancora apparenze, ma in sostanza manca la materia prima, quella vocazione all’unità comunicativa che aveva caratterizzato la prima parte del novecento. L’uomo telematico, quello del telefonino e dei tablet, dei computer e della rete vive imbrigliato in qualcosa di cui non sente la vita, di cui non sente la vibrazione morale e sociale. Crede di condurre ed è condotto, crede di essere protagonista, ma in realtà diventa antagonista di una natura che lo ha generato e di cui è figlio. Inseguire il mondo significa in molti casi diventare vittima di uno spazio indefinito in cui diventa sempre difficile dare un valore ai valori. La smania tecnologica porta inesorabilmente a una crisi d’identità di cui si prende coscienza con somma difficoltà. Avere coraggio significa riattivare un circuito umano in cui la vita torni ad avere un ruolo centrale nella storia e dove sia possibile ricostruire una rete fondata su una sfera affettiva di comprovata identità. Chi ha coraggio supera le difficoltà, imprime nuove accelerazioni, ripropone una fede meno scontata e più motivata, restituisce alla vita umana il suo senso, la sua importanza. E’ dunque il tempo di avere il coraggio di avere coraggio, di abbandonare i pesi e i sovrappesi, per dare ancora una volta il via libera a un cuore e a una coscienza che sentono la necessità di un respiro ampio e profondo, in cui collocare con maggiore certezza la propria dignità.