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IL RISPETTO VALE ORO

di felice magnani

Un paese che non insegna il rispetto è un paese destinato al fallimento. Come farlo? Credo che il modo più persuasivo sia l’esempio. Cos’è l’esempio? Il modo istituzionalmente corretto di vivere il rapporto con quella comunità nella quale il destino ci ha collocato. I modi possono essere tanti e diversi, ognuno ha una sua carica esistenziale, una sua personalità, un suo modo di capire e interpretare, ma l’obiettivo deve essere chiaro: vivere in una società che rispetta la libertà degli altri, che non fa ciò che può nuocere al suo prossimo. Farsi prossimo, diventare prossimo, acquisire la capacità di immedesimarsi in chi ci osserva, essere coscienti dei propri diritti e dei propri doveri, è su questa via che si costruisce una dimensione sociale in cui ognuno sente di avere un incarico, una responsabilità, un impegno da realizzare. La forza di una comunità, la sua evoluzione materiale e morale stanno nella capacità di capire il senso di quello che si fa. Imparare a ragionare, a riflettere sono passaggi non facili, richiedono tempo e dedizione, nulla nasce all’improvviso, tutto ha un inizio, tutto prende forma là dove viene insegnato e appreso. E’ in questi momenti che si richiede la massima collaborazione da parte di tutte le agenzie educative, soprattutto di quelle che hanno un impatto immediato sulla persona. Collaborare, secondo l’etimologia latina, significa operare insieme con impegno e magari con fatica, per costruire una società che si sa comportare, che crea rapporti interpersonali positivi, che sa di essere causa della sua felicità o della sua infelicità. Il rispetto richiede convergenza, vuole che ogni parte interessata sia attiva, capace e pronta a fornire il suo contributo di esperienza e di valori. A volte ci chiediamo se facciamo davvero tutto ciò che è necessario e utile per migliorare la qualità della vita delle nostre comunità e in molti casi ci rendiamo conto che conosciamo molto poco dei bisogni e delle necessità del prossimo, lo diamo per scontato oppure adottiamo sistemi di tolleranza che hanno tutto il sapore di una sorta di studiato menefreghismo per evitare lo scontro con quella realtà che ci costringerebbe a metterci in discussione, a ripensare al nostro ruolo, alla nostra immagine, al nostro essere figure sociali con grandi responsabilità, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni. Nella maggior parte dei casi le problematiche sono di natura educativa perché non c’è chi è preparato ad affrontarle. E’ in questi casi che ci si chiede se chi ambisce a comandare o ad amministrare sia veramente consapevole di ciò cui va incontro, della dimensione sociale e morale del compito che lo aspetta, delle difficoltà vere e profonde che stanno alla base della vita di una comunità. Ci si domanda se sia sufficiente il sentito dire per essere veramente al corrente della vita sociale di un paese. Il rispetto è anche questo, essere presenti, essere in prima linea, andare a fondo, stabilire una vita di relazione che consenta di essere sempre al corrente di ciò che succede all’interno di una comunità, quali siano i suoi reali problemi. Forse la politica deve camminare ancora molto sulla via di un approfondimento morale dei suoi doveri, ma in questo cammino il popolo ha delle grosse responsabilità.