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UN ANNO DIFFICILE E UN FUTURO INCERTO

di felice magnani

Un anno davvero complicato, pieno di drammi, di violenze, di situazioni spiacevoli, un anno in cui la percezione primaria è quella di un mondo in fiamme, dove non sia più possibile respirare il profumo dell’umanità e quello della saggezza. Una regressione in tutto. Ovunque si respira un contagio di morte, di dolore, di frustrazione, di insolvenza, sembra che il filo si sia spezzato e che non si riesca più a tirarlo senza che si possa spezzare di nuovo, lasciando sul campo disorientamenti comuni. Un anno difficile per tutti coloro che amano e credono, per chi non si arrende e continua a suonare la carica, anche se le trombe e i tromboni servono a poco, se al suono non fa seguito un esempio lineare, costante, vero e profondo. Un anno in cui si sono assottigliati gli esempi e sono crollati i punti fermi, lasciando sullo scrittoio un testo quasi senza punteggiatura e in molti casi senza un senso compiuto. Un anno di assembramenti, di richieste, di urla e fremiti, di esplosioni impazzite, di gente che va e di gente che viene senza sapere dove andare, cosa fare, a chi chiedere, dove trovare la realizzazione del sogno. Sì, perché ogni uomo, anche il più lontano ha un sogno, una vita da realizzare, qualcosa da proporre, esempi da consegnare, qualcosa in cui credere. E’ nella coscienza e nella consapevolezza comuni che si giocano le incombenze, che si realizza il futuro, che ci si ritrova cittadini di un mondo dove la solidarietà non sta solo tutta da una parte, mentre l’altra sta a guardare. Ognuno ha le proprie responsabilità. Il futuro è nelle mani di tutti, anche di chi crede che il dovere del diritto d’asilo spetti ad altri o che occorra aspettare per essere amati e riconosciuti. Forse l’amore parte da ciascuno di noi, da come ci proponiamo, da quello che facciamo, da come lo facciamo, da come ci comportiamo. Dietro a ogni apertura c’è un impegno, senza l’impegno è difficile prevedere un futuro di umanità e benessere. Aspettare non serve. Bisogna agire, darsi da fare, dimostrare che la fatica e i sacrifici hanno un senso e che il mondo, quello vero, è di chi lo costruisce giorno per giorno senza aspettare, con buona volontà e fermezza. Un anno in cui si è chiacchierato molto di sigle e di partiti, di colpe e di inganni, ma si è capito poco sul come e sul dove trovare il punto d’incontro, anche solo l’idea che è dall’unione delle forze in campo che nasce il nuovo. Un anno di attese per tutti. La storia chiede certezze, chiede soprattutto linearità d’intenti, lealtà e fermezza, capacità di sentirsi parti vive di un tutto in cammino verso una piena realizzazione di relazioni umane e di incontri. Certo ognuno deve fare la propria parte, senza aspettare che il nuovo piova dal cielo, senza pretendere ciò che non spetta, donando con gioia e passione il proprio contributo di gioia e di speranza a un mondo che ne ha un assoluto bisogno.