Menu
A+ A A-

LA FAMIGLIA DEVE RIPARTIRE DALLA DONNA E LA POLITICA PUO’ FARE MOLTO

di felice magnani

Nella famiglia ogni componente ha un impegno, un ruolo, un diritto e un dovere. Ognuno concorre a una costruzione con una base di partenza comune: l’amore. Amore tra i coniugi, amore per i figli, dei figli verso i genitori, amore per la missione che la famiglia svolge nei confronti del mondo esterno. In questa straordinaria microsocietà, dove la collaborazione e il senso di responsabilità fanno la differenza c’è, forse, il segreto del mondo. Quando si sente parlare di crisi ed è sotto gli occhi di tutti, bisogna domandarsi come mai e cercare di porvi rimedio. Sembra un gioco da ragazzi, ma il compito restaurativo è estremamente complesso, soprattutto quando si sono persi per strada paletti e valori che l’avevano posizionata, proiettandola con decisione verso la conquista del mondo esterno, quello con cui la famiglia si misura ogni giorno e con il quale crea una fitta rete di rapporti interpersonali e di relazioni. Dunque più la famiglia è duttile, preparata e compatta nella sua azione propositiva e più l’equilibrio sociale avrà buone possibilità di mantenersi in vita e di creare nuove forme convincenti di attività e rapporti. Per ritemprare la famiglia, forse, si rende necessario metterla in condizione di poter affrontare con più armi il proprio stato, magari rivitalizzando quell’assetto societario che nonostante la forte evoluzione sociale di questi anni prevede ruoli paritari sulla carta, ma non nella vita reale. Il vero problema resta infatti il ruolo della donna, un ruolo che a voce viene sbandierato come in evoluzione, ma che di fatto resta relegato a una sistemica subalternità, sia nel lavoro di casa che in quello lavorativo e sociale. Il ruolo della donna si è apparentemente evoluto, salvo venir castrato da tutta una serie di condizioni che impediscono alla donna di essere veramente se stessa nei suoi vari compiti lavorativi e materni, in particolare nei confronti di quelli che la vincolano alla gestione della vita famigliare. La famiglia era e resta, nella sua struttura societaria, l’immagine perfetta di una microsocietà che insieme a molte altre unifica, equilibra e dà stabilità al pianeta umano. Più le famiglie sono coscientemente libere nella loro funzione dinamica e più sono capaci di impostare e di definire il loro ruolo nel delicato processo evolutivo che le attende. Penso sia fondamentale che le massime istituzioni, in particolare la politica, si prodighino per mettere la famiglia in condizione di esprimere al meglio la propria missione, che è di ordine economico, etico, morale, sociale ed educativo. Molte famiglie mancano infatti di risorse economiche a causa di un mondo del lavoro che non si prodiga abbastanza per metterle nella condizione di poter operare con la dovuta serenità, perché la serenità è una condizione assolutamente fondamentale per ridefinire in modo equilibrato tutto il resto. Chi vive reiterate situazione di grave disagio finanziario non può avere una predisposizione tranquilla verso quella miriade di problemi che assillano la famiglia naturale. Dunque un passo decisivo va fatto in direzione di una ritrovata fiducia nella missione che la attende, all’interno di un confronto societario da cui emergono notevoli difficoltà di vario ordine. Posto il fatto che la tranquillità sia anche un problema di natura economica, basti pensare a quelle famiglie i cui componenti sono rimasti senza lavoro e che sono costrette a ripiegare su genitori anziani per poter sbarcare il lunario. Ma non basta, pensiamo a quei papà incappati nella giustizia e che sono costretti a vivere in regime di semi povertà per poter pagare gli emolumenti richiesti dalla legge e soprattutto pensiamo a quelle donne che sono costrette a dover lavorare fino ai sessantasette anni di età per potersi dedicare alla loro naturale vita affettiva, quella coi figli, in molti casi vittime predestinate di un sistema sbagliato, che ha fatto della famiglia una bandiera, ma solo per raggiungere fini di natura politica, di partito. Quante donne si sono viste negare un’ assunzione perché in attesa di un figlio, come se l’attesa di un figlio fosse una colpa da dover espiare in un regime di assoluta apartheid e solitudine esistenziale. Le regole che riguardano il pianeta donna dovrebbero essere previste con il massimo della comprensione e del garbo, preservando quel principio di libertà cosciente che si lega alla possibilità di poter accudire la vita dei propri figli, con tutta la tranquillità e l’autorevolezza del caso. La politica ha spesso dichiarato di voler agevolare la famiglia, ma in realtà l’ha lasciata sola. La famiglia dovrebbe poter vivere una condizione privilegiata, guardare al futuro certa di poter affrontare le difficoltà che l’attendono, con la tranquillità di poter contare su una solidarietà sociale certa. Non dobbiamo mai dimenticare che la figura della mamma è fondamentale nella crescita dei figli e che, proprio per questo, va preservata da varie forme di speculazione. Imporre età pensionistiche schizofreniche, confidando sul fatto che la vecchiaia si sia allungata, è lesivo di quella dignità femminile che, nonostante i cambiamenti, resta il punto nodale di tutta l’azione educativa e formativa della famiglia italiana.