Menu
A+ A A-

SEMPLIFICARE LA VITA

di felice magnani

Credo che il benessere abbia una serie infinita di addentellati, tra i tanti c’è anche la semplificazione. Semplificare la vita delle persone porta un grande vantaggio e cioè quello di poter vivere con maggiore tranquillità e sicurezza, senza doversi continuamente inventare l’aiutante di turno, profumatamente pagato. Il contrario della semplificazione è la complicazione e si sa che la complicazione è una delle maggiori responsabili della burocrazia, quella burocrazia che non dà respiro, che rende la vita insopportabile e che costringe a dover fare mille cose, quando magari, con pochissime, si potrebbe vivere meglio. Non dimentichiamo che la vita ha soprattutto un profilo umano, è bella quando non costringe sempre, quando allena a fare poche cose, ma buone. La semplificazione ha punti di partenza infiniti, basta saperli individuare e trasformare. Oggi siamo vittime di scadenze, sigle, tasse, di balzelli creati in parallelo e in opposizione, di un’ infinità di pagamenti. C’è una tessera per tutto, il portafogli assomiglia sempre di più a una fisarmonica in estensione. Chi paga lo scotto della complicazione sono soprattutto gli anziani, in particolare quelli soli, quelli che non sono sempre informati, quelli che avrebbero il santo bisogno di vivere gli ultimi anni della loro vita in tutta tranquillità, quelli che hanno un sacco di problemi legati soprattutto alle malattie, alla perdita di memoria, alla difficoltà di deambulare, di potersi continuamente recare in quella miriade di uffici che rende la vita invivibile. Chissà perché quei grandi geni della politica non pensano anche alle cose normali: a restituire al sistema bancario quella funzione per cui è nato, a fare in modo di concentrare e ridurre invece di disperdere e moltiplicare, di semplificare la vita degli anziani e quella dei giovani, di rendere accessibile a tutti l’ingresso nel mondo del lavoro e soprattutto di mettere in condizione chi ha voglia di intraprendere di poterlo fare senza dover sottostare a condizioni e tempi assolutamente devastanti. Ci si preoccupa delle delocalizzazioni, della sparizione delle aziende italiane, della corruzione, del disagio sociale, ma tutto parte dal fatto che non c’è chiarezza in partenza, non si è ancora capito che la confusione genera confusione e che la burocrazia genera molti tipi di malesseri, di vario ordine e natura, anche di tipo delinquenziale. Il problema è che la corruzione nasce, cresce e si sviluppa proprio dove il cittadino incontra più difficoltà, dove si sente scoperto, privo di quell’aiuto sostanziale che potrebbe salvarlo dal caos. Quanto lavoro in nero in meno ci sarebbe se il mondo del lavoro avesse più spazio e respiro per delinearsi, se chi ha voglia di lavorare lo potesse fare in un regime di libertà cosciente, di senso di responsabilità riconosciuto, di un sistema in cui cresce la cultura civica e diminuisce la voglia di frodare, di evadere, di portare i soldi all’estero. C’è persino chi arriva a pensare che tutto serva a qualcuno e che, quindi, la semplificazione non faccia gioco, soprattutto a chi con la complicazione va d’amore e d’accordo. La complicazione imbriglia la creatività, la disponibilità, demotiva chi ha voglia di fare e di intraprendere, lascia sul campo una miriade di problemi irrisolti e di gente scontenta. La stessa politica dovrebbe ritornare ad occuparsi dei problemi dei cittadini, dovrebbe essere presente, vicina, unita anche nella diversità, per cercare di assolvere anche solo una parte dei mille problemi che l’attendono. Dovrebbe rendersi conto di come vive la persona della porta accanto, di quali siano i problemi emergenti e cominciare a pensare di meno al partito e alla poltrona. Chi osserva, si rende conto che le parole sono molte, invasive, inopportune, incomprensibili, capisce che il problema è più rivolto alla poltrona da continuare a occupare, piuttosto che ai problemi reali da risolvere. Semplificare fa bene alla salute, risana l’umore, rende l’essere umano più bendisposto, meglio conservato, più capace di continuare ad essere quel piccolo protagonista di cui la storia ha bisogno. Il problema è che sembra tutto scontato, ma non lo è affatto, perché ormai la complicazione ha una serie infinita di poltrone belle calde e molto comode che nessuno, a nessuna condizione e per nessuna cosa al mondo vorrebbe lasciare. In fondo noi italiani siamo fatti anche così, troppo generosi in alcuni casi e troppo opportunisti in altri, per cui ipotizzare una semplificazione a misura d’uomo è praticamente impossibile, a meno che non succeda qualche miracolo, ma si sa che i miracoli, al giorno d’oggi, sono davvero rarissimi.