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LA POLITICA E’ UNA COSA SERIA part.2

di felice magnani

Visione e missione, due parole straordinarie, che valgono una vita. Avere una visione potrebbe essere un dono di natura, qualcosa che hai dentro e che non sai da quale mondo possa arrivare, ma esiste anche un’ educazione alla visione, che parte dalla famiglia, si estende alla scuola, alla società civile e allo Stato. Per visione s’intende la capacità di vedere ogni cosa alla luce della sua origine, della sua sostanza, del suo significato, del suo fine e del suo scopo. Chi ha visione ha la capacità di vedere le cose in una prospettiva ampia, non si ferma al particolare, ma osserva anche che tipo di evoluzione possa avere, riesce a entrare nelle realtà osservandola da diversi punti di vista, proiettandola, modificandola e soprattutto capendone le potenzialità e le prospettive. La visione è necessaria in ogni ambito lavorativo, è quell’osservatorio privilegiato che ti fa arrivare dove altri non arrivano, dove molto spesso la superficialità la fa da padrona e crea tutta una lunga serie di drammi e problematiche. Basti vedere i disastri che sono successi in questi ultimi anni: scuola crollate, alberghi costruiti in luoghi di valanghe, periferie scollate dai contesi cittadini, costruzioni fatte a ridosso di fiumi e torrenti, case costruite su colline instabili, abitazioni prive di sistemi antisismici in luoghi più volte sottoposti al dramma del terremoto, incapacità di affrontare i problemi nella loro complessa globalità. In moltissimi casi la visione è assente e ci si accontenta di fare un poco per volta, come se il mondo finisse dopo pochi metri o subito dietro un orizzonte, in modo disordinato senza criteri organizzativi decenti e così succedono le disgrazie e i problemi si accumulano. Invece di programmare in modo serio guardando al futuro, si tende a fare quello che più interessa per ambire a una qualsiasi forma di eternità personale o di gruppo. Anche nei piccoli paesi, chi ha occhi per vedere e orecchi per ascoltare, si rende conto che i cosiddetti progetti vengono eseguiti senza criteri logici, lungimiranti, ampi, capaci di dare un senso compiuto alle cose che si fanno. Di solito i soldi vanno a finire in un immediato scomposto, messo a punto per ricevere voti, per ricevere un contentino, per sentirsi dire bravi dal partito o dal gruppo di appartenenza. In realtà i progetti non hanno mai fine, la loro ampiezza è pari alla loro logicità, hanno bisogno di una visione ampia e ben strutturata, capace di incontrare aspettative che non durano l’arco di un mattino, ma che si protraggono nel tempo, con la possibilità di essere potenziate e rese ancora più efficienti. La politica del fare le cose a spezzoni, senza un ordine logico, a strappi, è una politica perdente, che crea problemi, che non risolve i problemi, ma li aggrava. Non basta una laurea per fare il politico, bisogna avere dentro la vocazione. Il politico è un missionario, uno che dovrebbe dare l’esempio, che dovrebbe avere intuito, buon senso, capacità di leggere il passato, il presente e il futuro. Ci sono partiti o gruppi che si vantano di avere nelle proprie liste fior di eccellenze dell’economia, della finanza, dello spettacolo, senza sapere che la politica non è spettacolo, ma lavoro serio, quotidiano, un lavoro che ha un inizio e mai una fine, un lavoro che richiede idee, obietti, programmi, ma soprattutto persone che la sappiano amare, interpretare e applicare con quello spirito altruistico che anima chi si dedica agli altri. Nel politico la visione ha una funzione fondamentale, è l’anima della sua capacità di cogliere, di vedere, sentire, quello di cui il mondo ha bisogno e avrà bisogno, perché il vero politico deve saper guardare avanti, esser un po’ profeta dei bisogni e delle necessità della gente. In questi anni la politica non è più stata politica del servizio, quella che ci era stata insegnata molto tempo prima, ma un punto d’arrivo per gridare vittoria, per dimostrare quanto si è bravi, senza valutare a fondo la materia del nostro agire, il senso e la finalità, è diventata una sorta di vetrina dove ognuno ha cercato di dimostrare i propri limiti e le proprie incapacità. Il problema vero è che il cittadino, vero protagonista dell’azione politica, è escluso e non informato di quanto realmente succede, per cui si fida di chi pensa e immagina che possa risolvere i suoi problemi. Il fatto è che non ha voce in capitolo e si disinteressa, sperando sempre che il vento possa cambiare. Politici non ci si inventa, si diventa, ma dopo aver fatto tutti i passi necessari per cercare di esserne all’altezza. Le cariche hanno un senso se sono supportate da esperienze solide, vissute, sperimentate, controllate, se prima c’è stato un percorso comprovato e supportato, se il carattere è in linea con necessità di natura interpersonale e poi il politico deve avere una onestà a prova di bomba, dimostrata sul campo senza tentennamenti. Ci sono politici e amministratori che non esistono, che non si vedono mai, che vivono di sacrifici altrui, di portaborse, di una marea di gente senza capo né coda, messa in campo per obbedire al capo. La missione politica esige un tipo di personalità adatta, capace di prendere decisioni, di proteggere la legge, di saper leggere l’animo umano, di avere fiuto nella considerazione delle cose e delle persone, di dimostrare concretamente che cosa significhi lavorare per il bene comune. Il vero politico è un missionario, un missionario vero, che sa comprendere i bisogni della sua gente, li sa collocare, se ne fa carico, senza mai neppure lontanamente pensare di mancarle di rispetto o di derubarla, è uno che sa rispondere per le rime a ogni forma di corruzione, che va in prima linea a lottare contro il malaffare, togliendo di mezzo gli intrallazzi e gli intrighi, là dove distruggono la basi e non solo della nostra democrazia. Essere missionari in un mondo dove chi più ruba più è stimato credo sia una bellissima forma di santità e credo anche che non sia necessario andare lontano, perché il malaffare è sempre più vicino e in molti casi è dove non avremmo pensato mai. Visione missione sono due ordini necessari per ritrovare un campo d’azione dove ognuno si riconosca, ricominci a credere nelle persone e nelle istituzioni, nella voglia di redenzione di un popolo che ha perso di vista ciò che davvero conta in questa nostra brevissima esperienza terrena. Mentre il mondo della politica rincorre i propri piaceri e le proprie conquiste, il popolo vive di grandissime precarietà, gli anziani non sanno più dove sbattere la testa e i giovani se ne vanno per non rimanere allo sbando o per non finire nelle fauci di qualche sfruttatore convinto. I lavoratori perdono il posto, le madri hanno poco tempo da dedicare alla loro prole, i giovani cercano compensazioni in situazioni che si ritorcono pesantemente sulla loro vita, da una parte c’è un linguaggio trionfalistico che urla a destra e a sinistra, mentre diventa sempre più comune vedere la mano di anziani che frugano nei cassonetti della spazzatura o tra le cassette della frutta. Mentre i milionari del pallone si disperano per aver perso il treno dei mondiali, c’è una lunghissima schiera di invisibili che tenta di sopravvivere e che in molti casi non ce la fa. Bisogna ritrova il senso, bisogna ricominciare a capire che per cambiare non basta pensare a se stessi, ma occorre prendere decisioni fuori da ogni forma di furberia, perché con la furbizia soltanto non si arriva lontano e i ponti continueranno a crollare.