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INSEGNAMO A FARE POLITICA SUL SERIO

di felice magnani

I politici e la politica sono sotto la lente d’ingrandimento di un mondo che li vorrebbe diversi, più umani, più attenti ai bisogni e ai problemi delle persone, più altruisti e meno egoisti, più onesti e trasparenti, più attenti a non cadere nel tranello della corruzione e del malcostume, più attenti e preparati nelle cose concrete, quelle di tutti i giorni, ma anche molto competenti in quelle che riguardano le grandi scelte di un paese. Quello che sembra scontato agli occhi della gente comune non lo è per chi coltiva l’orgoglio e il potere senza averne coscienza chiara e profonda. Capita sempre più spesso di imbattersi in politici o presunti tali che combinano un sacco di guai, che intrallazzano, intrigano, che si legano in rapporti molto stretti con la malavita organizzata pur di continuare a gestire il potere. La bella politica, quella della gente comune che depone fiducia nei propri rappresentanti e che li crede avendoli eletti, sta passando di moda, lo vediamo e lo sentiamo tutti attraverso il tambureggiante e ripetitivo mercato della notizia avviato con destrezza quasi ossessiva dai mass media e dalla televisione in particolare. Sembra di assistere a una guerra tra faide. I canoni della comunicazione tradizionale sono stati ampiamente stravolti ed è diventato oltremodo difficile riuscire a seguire i messaggi che la politica tenta di far passare attraverso i propri rappresentanti. Nella maggior parte dei casi non si parla, si urla. L’urlo è spesso accompagnato da parolacce e frasi oltraggiose di varia ordine e natura. I politici si affrontano come se si trovassero in un’ arena, senza esclusione di colpi, ma ciò che è veramente escluso sono i contenuti veri della politica, le proposte, i programmi, i modi, le strategie, gli obiettivi, i bisogni e le necessità, che cosa è più giusto fare per risolvere i problemi. E’ una lotta tra leader o presunti leader, tra chi è più bravo a mandare al tappeto l’altro, in realtà mancano le cose concrete, i problemi reali, quelli che stanno a cuore alla gente. Nella maggior parte dei casi si arriva alla sovrapposizione, a chi riesce a non far parlare l’altro, ad annullarlo, a dimostrargli che la ragione sta dalla parte di chi urla e sbraita di più. La lotta è tra chi è più bravo a far fare bella figura alla sigla del proprio partito o movimento e poi le domande sono sempre le stesse e le risposte sempre uguali o quasi. Invece di educare il mondo dei giovani a credere nel rigore morale e nella vocazione educativa e formativa delle politica, si fa di tutto per allontanarli. E’incredibile come nelle persone prevalga sempre una sorta di edonismo personale. I politici non parlano per gli altri, ma per se stessi, è come se volessero convincersi di essere i più bravi e i più credibili, senza però rendersi conto che anche la televisione e il web hanno un loro fluido decodificante, che permette a chi li osserva di scandagliare la loro indole caratteriale, psicologica e morale. Nell’insegnamento della politica si parte dalle cose semplici, da quelle che gravitano attorno alla nostra vita di relazione, dalle necessità più impellenti, dalle competenze acquisite, ma il tutto parte sempre da una cultura della vita che va ben oltre le appartenenze e le dipendenze. Gestire una libertà democratica stabile e autocritica è condizione fondamentale per affrontare i problemi di una società che senza vocazione, senza spirito di servizio, senza una vera e profonda coscienza della propria missione, rischia di diventare roba per avventurieri e intrallazzatori di professione. Quanti oggi sono veramente consapevoli di quello che vanno a fare, del perché lo vanno a fare e di che cosa sia più giusto fare per essere in linea con gli insegnamenti di una cultura che nasce, cresce e si sviluppa nella storia della nostra costituzione italiana? Quanti sanno gestire con serietà e professionalità il proprio ruolo, avendo anche la capacità di mettersi in discussione e di dialogare in modo dignitoso e civile con chi desidera promuovere e proporre il proprio punto di vista sulle cose da fare? Quello che non hanno capito molti politici è che la storia va avanti e va avanti con modalità completamente diverse da quelle dei nostri padri e dei nostri nonni e che ha bisogno continuamente di rinnovarsi, di saper rispondere con pacatezza e coerenza a un mondo che cambia repentinamente. Non servono tanto i salotti mondani o televisivi, servono persone che si impegnino e che trovino spazi di accoglienza per potersi relazionare, per portare un contributo di pensiero e di idee, che possano diventare i nuovi supporti di una società che ha un estremo bisogno di nuova energia. Nelle bufere politiche del nostro tempo la politica si arrocca, è affetta da pericolose forme regressive, non ha il coraggio di cambiare d’abito, di costruire quel nuovo che tutti si aspettano. Per fare questo è necessario lanciare il messaggio che fare politica è un dovere costituzionale, è mettersi a disposizione della propria comunità o del proprio paese, è l’impegno più alto e prezioso che un essere umano possa produrre per la realtà in cui vive ed opera. Riportare i giovani nell’impegno politico è fondamentale, ma per questo occorre essere degli esempi capaci di far nascere e crescere la volontà di fare, di mettersi a disposizione e di lavorare con grande onestà e senso di responsabilità per il proprio paese, mettendo da parte l’egoismo, il successo, il potere per il potere, la ricchezza e mettendo in primo piano la forza e la bellezza di quello spirito di servizio sul quale abbiamo camminato agli inizi, quando insegnanti onesti e leali ci hanno fatto riflettere e hanno fatto di tutto perché ne diventassimo degni divulgatori.