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A CHE PUNTO SIAMO…

di felice magnani

Esprimere un giudizio veramente liberale, in questo momento, è difficile, perché viviamo in una realtà contraddittoria, dove riesce molto complicato giudicare che cosa sia giusto e che cosa sia sbagliato. Siamo a un punto in cui il cittadino si domanda sempre più spesso quale sia il suo ruolo nella società. Lo fa con la pazienza e la pacatezza di chi vuole posizionare la propria immagine, ritrovando il bandolo di una dignità che in molti casi sembra contare pochissimo. Chi osserva il mondo senza troppi preconcetti e senza lasciarsi trascinare dai veli del pregiudizio, si trova spesso in un vicolo cieco, gli riesce difficile capire il valore di tutto quello che ha imparato nel corso della sua storia personale e soprattutto trova mille difficoltà a capire che cosa sia veramente importante per sé e per il proprio paese, come fare per diventare inclusivo senza perdere il cuore e la faccia. Sembra che improvvisamente, all’interno di uno stesso mondo ne siano cresciuti altri in lotta fra loro. Chi tende abitualmente l’orecchio ai fatti quotidiani, con la speranza di rendersi conto verso quale orizzonte stia andando il paese, si ritrae frastornato, come se quella realtà che gli viene presentata fosse molto più simile a una guerra che all’aspirazione di ricreare un ordine morale e sociale di cui si sono perse le tracce. Da una parte incontri persone in doppiopetto che parlano una lingua raffinata, con una grammatica e una sintassi ben strutturate, a tratti quasi perfette, specchio di una catechesi storica insindacabile, dall’altro incontri invece quella che utilizza un linguaggio soggetto a personalizzazioni che disorientano. Ordine da una parte e disordine dall’altra. Democrazia da una parte e anarchia dall’altra. Rispetto delle regole e sregolatezza assoluta. Viviamo un periodo di grandi contraddizioni destinate a continuare, lasciando nella confusione più nera chi ha sempre creduto in una italianità basata sulla presenza di uno Stato attento e imparziale. Oggi c’è chi parla di apertura solidale controllata e chi vorrebbe aprire indistintamente, chi predica la democrazia e chi invece cancella tutto ciò che della democrazia è il sale, come ad esempio l’ordine, il rispetto, le regole, i codici, la costituzione. Un tempo insegnavano che la legge era uguale per tutti e che tutti dovevano rispettarla, in particolare coloro che della legge erano i destinatari. Chi vive meglio, oggi? Chi rispetta la legge o chi fa quello che vuole? Chi ha più diritti? Chi è cresciuto nel tempo e nella storia all’interno di un lungo percorso di preparazione o chi si riscopre all’improvviso membro di una nazione senza conoscerne a fondo la cultura e la storia? Il lavoro, chi premia? Chi dimostra di essere intelligente e coerente?. Chi si guarda attorno vede il caos, c’è poco di costituzionalmente organizzato e nella maggior parte dei casi si tira a campare. Esistono una giustizia giusta e una di parte, una legalità ufficiale e una illegalità periferica piuttosto diffusa, sembra quasi che l’ordine sia diventato un impedimento. La burocrazia demolisce la voglia di far partire il desiderio di lavorare, di mettersi in gioco. Molti giovani sono ancora senza lavoro, non perché non sappiano lavorare, ne conosco di bravissimi e di intellettualmente molto dotati che fanno la fame perché non trovano chi sappia valorizzarli e che, pur dimostrando ottime doti, rimangono ai margini, trattati a pesci in faccia da personaggi che bazzicano il palcoscenico lavorativo per arricchire se stessi sfruttando il prossimo. Chi è stato allevato nel rispetto della democrazia fatica a capire che cosa stia succedendo, ad esempio perché chi ha il compito di farla rispettare adotti molto spesso due pesi e due misure, si lasci influenzare da decisioni che arrivano da lontano, spesso frutto di strategie che tendono a globalizzare, cancellando strada facendo quelle nazioni che difendono disperatamente il loro diritto ad essere custodi e promotori di una storia che è stata consegnata con immensa fatica e a un grande prezzo. Non si comprende come mai si tenda a bonificare tutto, come se il potere avesse deciso di stare sempre e comunque dalla parte del potere, tralasciando la voce di chi, della Costituzione, è l’unico, vero, garante: il popolo. Forse ha bisogno di nuovi padri fondatori, di persone che sappiano far continuare quella democrazia per difendere e proteggere la quale molti cittadini illustri e non hanno sacrificato la loro vita.