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LA FIDUCIA

di felice magnani

C’era un tempo in cui la fiducia era una sorta di legame biblico, valeva quasi più della legge, era il punto d’incontro di uomini e donne che vivevano con il cuore aperto e con la certezza di non essere delusi. Eppure uscivano da difficoltà di ogni tipo e il mondo che avevano davanti era tutto da scoprire e da conquistare. Nonostante le difficoltà bastavano una parola, uno sguardo, una chiacchierata familiare e tutto si risolveva. La fiducia era la via della rinascita: spianava le strade, suscitava entusiasmo, creava la certezza di potercela fare. Si aveva fiducia nel vicino di casa, nell’operaio, nell’imprenditore, nell’avvocato, in tutti coloro che insieme costruivano parti di una società che cercava di confermare le proprie aspirazioni. Avere fiducia era compiere un passo importante verso il prossimo, sapendo che sarebbe stato utile per sottoscrivere un patto, una decisione, un rapporto. In molti casi non c’era bisogno di firme, timbri, balzelli legali, la legalità era soprattutto nella certezza che nulla sarebbe stato disatteso. La fiducia si basava sulla convinzione sociale che bisognava impegnarsi, unirsi, collaborare, darsi una mano. Nella maggior parte dei casi era ripagata, non si erano ancora innescati i meccanismi della furbizia esasperata, quella che avrebbe accentuato i conflitti nel vortice del consumismo. Anche oggi si cerca di dare spazio alla fiducia: la madre al bambino, l’insegnante all’alunno, l’imprenditore all’operaio, la moglie al il marito, il giovane all’anziano. Ognuno fa la propria parte, ma la società è molto cambiata, la concorrenza è spietata, l’arrivismo ha raggiunto punte mai viste, l’orgoglio e l’invidia la fanno da padroni, il consumismo ha divinizzato il prodotto, il denaro corrompe e crea disuguaglianze, l’individualismo si è sostituito all’altruismo e il prossimo, in molti casi, è diventato l’avversario da tenere a distanza. La vita si è incattivita, ha creato steccati, muri, incomprensioni e la furbizia ha preso il posto della fiducia. Quel prossimo che un tempo suscitava comprensione, oggi genera timore e spesso diventa l’ostacolo da superare o da abbattere per confermare l’ascesa individuale. La fiducia sopravvive, ma porta con sé l’idea che nulla sia più come prima e che bisogna fare attenzione a non voltare le spalle. Contrariamente a quanto si pensava un tempo, il progresso ha generato benessere, ma non è stato sufficientemente bravo e attento a umanizzare le sue creazioni. Si è lasciato sorprendere, si è dimenticato che la natura umana non regge il passo di un progresso esasperato, ha bisogno infatti di mantenere viva quella parte che ha un costante bisogno di coscienza, di amore, di fiducia, di fede in qualcosa che vada oltre le lusinghe del consumismo.