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LA VITA E’ FRATELLANZA

di felice magnani

A volte le parole hanno la capacità di sconvolgere la realtà, di trasfigurarla, consegnandocela più bella e più pura, proprio come la vorremmo. La magia dei suoni non finirà mai di stupire e grazie a lei non perderemo la speranza. Non è poco, in un mondo che tende a spegnerla, a costruire muri d’odio e di incomprensione, a impedire che il nostro prossimo possa godere della nostra stessa libertà, del nostro stesso benessere. Nelle intenzioni dello sport, ad esempio, c’è quella di affratellare, di fare in modo che la condivisione favorisca l’unione. L’unione non cancella le diversità, le fa conoscere, ne favorisce la comprensione e così la cultura si arricchisce fino a comprendere tutte le risorse possibili. Nella maggior parte dei casi la fratellanza è solo un’utopia linguistica. Ci si domanda come sia possibile che secoli di istruzione e di educazione non siano riusciti a sviluppare forme positive di comportamento. Si è pensato che la libertà fosse una lingua senza regole, un pensiero non pensato, gettato come fango sul viso del nemico, per irriderlo, per svuotarlo della sua umanità. Abbiamo perso il rispetto per l’uomo che, via via, svuotato della sua parte spirituale e intellettuale, è diventato un oggetto conteso, persino nei salotti mondani e in quelli televisivi. Mai come in questo momento si avverte il bisogno di gettare le basi per una fratellanza vera, fondata sul rispetto delle rispettive identità, sul dibattito e sul confronto culturale, sulla costruzione di una nuova civiltà, dove tutti, nessuno escluso, abbiano pari dignità e dove la conoscenza sia il primo passo verso l’integrazione. Siamo al punto in cui si richiede un enorme sforzo culturale, che può apparire difficile, per non dire incomprensibile, ma che si rende necessario per far cadere quelle barriere razziali e conflittuali che hanno determinato l’insorgere di due mondi, uno ricco e l’altro povero e dove spesso le risorse non sono state distribuite secondo una legale “par condicio”, ma in nome di un libero arbitrio di natura economica. Occorre fermarsi e riflettere, fare anche due passi indietro se necessario, cambiare sistema, avere il coraggio delle proprie azioni, creare un futuro a misura d’uomo per i nostri figli, perché non diventino vittime predestinate. Il dito non deve essere puntato contro chi è stato beffato da un gioco perverso, ma contro coloro che questo gioco lo hanno creato e manipolato a distanza, sicuri di poter continuare indisturbati nei loro intrighi.