Menu
A+ A A-

QUANDO LA VOCE VIENE FATTA TACERE

 

di felice magnani

Quante voci sono state azzittite, oscurate e in qualche caso messe a tacere per sempre. La voce è uno straordinario strumento comunicativo, è l’incarnazione del pensiero, la possibilità che viene data agli esseri umani di esprimere ciò che vedono, sentono, provano, è la cassa di risonanza delle emozioni e dei sentimenti. Ogni voce ha una sua storia, un suo carattere, un suo stile, una sua forza, una sua capacità di farsi sentire, amare o anche odiare. Tra le caratterizzazioni più importanti della natura umana la voce ha senz’altro un ruolo decisivo, un ruolo che la rende unica, forse imitabile, ma difficilmente equiparabile. Nella vita di ogni persona la voce assume una posizione di assoluto prestigio, immaginiamo quella della mamma per il suo bambino, quei suoni amabilissimi che insegnano ad amare, a comunicare, a sopravvivere, a trovare il gusto della tranquillità protettiva. Immaginiamo la voce calda e appassionata di una maestra che insegna a incontrare un’emozione o quella di un predicatore che si fa parte in causa di un complesso sistema educativo. Immaginiamo la voce squallida e violenta di un predicatore di morte, quella di chi urla la propria rabbia, di chi non sa apprezzarne l’eleganza, la bellezza, lo stupore, la meraviglia, di chi è senza voce, perché gliel’hanno fatta perdere a causa di un’infamia. Immaginiamo la voce di quei dittatori che hanno mandato al massacro intere popolazioni, voci terribili, nate da una vocazione al male che ha origini lontanissime. Ci sono voci che addormentano, altre che suscitano, altre ancora che sconvolgono l’animo umano. Ce ne sono alcune che creano pathos, che aiutano a sognare, a immaginare, a riflettere, a rilanciare una fede perduta nel tempo. Ogni voce ha un suo carattere, una sua storia, una sua evoluzione, ma non sempre le voci vengono apprezzate, in qualche caso vengono spente, messe a tacere, soprattutto quando dicono la verità, quando turbano un equilibrio perverso, quando lottano per l’affermazione della giustizia, proprio come quella del giudice Paolo Borsellino, una voce che ha fatto conoscere il significato e il valore di essere uomini fino in fondo, capaci di fare il proprio dovere e di difendere la legalità sociale e quella dello stato, fino al sacrificio della propria vita.