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LA LIBERTA’ NON E’ UN OPTIONAL

di felice magnani

Capita spesso di sentir dire che la libertà sia il dono più grande, il punto di forza di una democrazia vera e matura, ma quanti ne comprendono fino in fondo il significato e soprattutto quanti sono in grado di metterla in pratica secondo l’ordine legittimista della nostra Costituzione? In passato, studiando i testi di storia, la si associava spesso alle guerre di Indipendenza, a un Risorgimento di cui oggi si parla poco o niente, ma che è stato il vero punto di partenza di un’Italia alla ricerca della sua Unità nazionale. Libertà come conquista politica, geografica, morale, sociale, etica, militare, libertà come liberazione dalle catene di chi ci teneva prigionieri di un potere che non ci apparteneva, libertà come conquista individuale e sociale, libertà come definizione etica di uno stato rivolto al benessere dei propri cittadini. E’ in questa somma di valori e significati che hanno preso corpo ordinamenti e regole, diritti e doveri, di cui, forse, non siamo ancora coscienti oggi, malgrado di acqua sotto i ponti ne sia passata parecchia. La famosa frase di Massimo D’Azeglio, <Fatta l’Italia bisogna fare gl’Italiani>, è valida ancora oggi, nonostante la storia sia andata avanti in fretta. Malgrado tutto siamo ancora qui a doverci spiegare che cosa significhi realmente vivere all’interno di una comunità nella quale ogni cittadino dovrebbe fare il proprio dovere. Siamo ancora qui a parlare di coscienza civica, di diritti non ancora completamente riconosciuti e di doveri di cui risulta difficile l’identificazione. Oggi poi i problemi si moltiplicano anche a causa di un’ immigrazione senza fine, che mette a dura prova tutta la letteratura civile e sociale del nostro paese. In molti si chiedono se sarà possibile sviluppare forme adeguate di solidarietà nazionale, tenendo conto che ogni cultura ha una sua storia, una sua libertà, un suo modo di porsi e che non si sa ancora fino a che punto il nuovo sia d’accordo nell’accettazione di nuovi processi di identificazione. La libertà è un valore per tutti, ma proprio perché la si vuole garantire a tutti bisogna trovare il modo giusto perché ciò possa avvenire senza dover ricorrere a modalità di natura risolutiva. Il problema è che il valore che noi diamo alla nostra libertà non corrisponde sempre a quello che le danno gli altri, non esiste infatti una libertà assoluta, priva di autodeterminazione personale, non esiste una libertà che non sia legata a una storia, a un costume, a una cultura. Proprio per questo l’incontro di libertà diverse sarà una prova importante per verificare quanto il mondo sia disposto a fare un passo indietro per poter andare avanti più spedito sulla via dell’integrazione. Il richiamo all’obbedienza dei valori dovrebbe essere il primo passo verso un’integrazione che parta dal basso, dalle cose da fare, da condividere, da rispettare, verso forme di collaborazione in cui ciò che veramente conti sia il bene comune, quello che tutti , senza distinzione di sesso, di religione e di colore dovrebbero perseguire. E’ il momento in cui il tema della libertà si ripropone nella sua veste identitaria e sociale. Sarà dunque possibile prevedere una libertà condivisa e rispettata da tutti? Sarà possibile coglierne ancora il respiro formalmente nazionale? Sono interrogativi che aprono le porte a una visione meno nazionalistica e più europeistica o mondiale, ma forse occorre uno sforzo che è ancora lontano dal potersi realizzare pienamente nella coscienza individuale e in quella collettiva.