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IL COLORE COME METAFORA DELLA VITA

alberovita

Esiste una strettissima correlazione tra stato d’animo, energia e colore. In molti casi la natura umana  vive di emozioni; sono le emozioni, infatti, che ci fanno vivere e vedere il mondo con colori e luci diversi. La vita può essere rosa, ma anche grigia, bianca o addirittura nera. Secondo una ben nota tradizione popolare, la nascita di un maschio o di una femmina viene ostentata in segno di giubilo con un nastro azzurro o rosa. Si narra anche che l’azzurro venga associato al bambino visto come un angelo disceso dal cielo, mentre si pensa che le femminucce siano portate dalle fate, che utilizzino, come culla, le dolci e profumate rose. Come si può notare il colore diventa, in alcuni casi, metafora della vita. Ogni momento della nostra esistenza è caratterizzato da una particolare simbologia cromatica, un po’come le stagioni dell’anno. Anche la vita, infatti, ha le sue stagioni, i suoi momenti. Il nostro, ad esempio, si caratterizza per una diffusa carenza di luce e di energia, che investe i campi della conoscenza, della cultura, della vita sociale, politica e religiosa. In molti casi il colore dominante è il grigio, un po’ come quello del fumo delle ciminiere, che altera l’equilibrio cromatico dell’ambiente, mettendo in crisi le nostre certezze, favorendo l’insorgere d’inquietudini che opacizzano il profilo caratteriale delle persone. Molti sono i veleni che alterano l’armonia naturale dei colori: l’inquinamento dei fiumi, dei mari, dei laghi, degli oceani, quello dell’aria, la cementificazione selvaggia che copre di grigiore gli equilibri cromatici del pianeta, l’uso indiscriminato delle risorse, un consumismo esasperato, che impedisce all’uomo l’osservazione del bello.  E’ così che la nostra vita assume sviluppi cromatici diversi, a secondo di come la sappiamo vivere e conservare. Il colore è il simbolo del nostro stile educativo, è la conferma visiva di come trattiamo quella creazione di cui, per un attimo breve, diventiamo fruitori, testimoni ed eredi. Vivere l’armonia del colore dipende da noi, da quello che sappiamo insegnare ai nostri figli, dagli esempi che sappiamo trasmettere, dall’equilibrio sul quale sapremo costruire il nostro futuro. Parlare dei colori significa accendere una luce sul nostro cammino, restituire all’uomo il diritto alla bellezza, alla pace, a quella serenità che i colori sanno trasmettere. Tra i tanti ricordi di quando eravamo bambini spiccano proprio i colori. I pastelli, ad esempio. Quanti ne abbiamo richiesti ai nostri genitori, quanti ce ne hanno fatto comprare i nostri insegnanti, quanti disegni hanno allietato i momenti belli della nostra giovinezza. Ma perché proprio i colori? Perché i bambini amano così tanto i colori? La risposta può essere complessa, ma anche molto semplice e lineare, perché i bambini vedono il mondo a colori. Il colore è nella natura stessa delle cose, nelle forme, è la caratterizzazione costante della realtà che ci ruota attorno, è la luce che colpisce i nostri occhi. La nostra vita è a colori. A volte si tinge di bianco, quando esprime purezza, oppure di rosa, quando esprime sensualità e sentimento, di rosso, quando scopre l’intensità dell’amore o l’energia comunicativa della passione, di giallo, quando accoglie l’energia solare e la trasforma in energia umana, di nero e di grigio, quando perde la sua naturale vocazione all’amore e diventa espressione di aridità. Guai se ci svegliassimo in un mondo privo di colore, perderemmo il gusto del bello, la fantasia, l’equilibrio e l’armonia. Il colore ha la grandissima capacità di cambiare il mondo, di renderlo più gradevole, più adatto alle attese di chi viaggia alla ricerca di una dimensione nuova dell’esistenza. Ci sono persone che grazie al colore ritrovano la forza di vivere. Ogni volta che l’uomo cerca la pace si affida al colore: ai giochi accesi della campagna, del mare, della montagna, del lago, alle albe e ai tramonti, alle mescolanze floreali che tingono di fine sensualità i giardini. Chi cerca la pace cerca il colore, chi vuole ritrovare se stesso cerca il colore, chi vuole amare cerca il colore. Tutto in noi, vicino a noi, intorno a noi parla un linguaggio policromo, tutto si tinge secondo un ordine che parte dal cervello, mediato dalla straordinaria sensibilità dell’animo umano. Immaginiamo cosa sarebbe l’umanità se non avesse l’opportunità di tuffarsi nella forza rigeneratrice del colore. In molti casi basta solamente guardare fuori dalla finestra di un ufficio con la luce al neon per riappropriarsi dei gialli, dei rossi e degli arancioni che annunciano l’arrivo dell’autunno, oppure dei verdi che annunciano l’arrivo della primavera, oppure del bianco, che restituisce il giusto candore ad una natura irrimediabilmente contaminata dai veleni umani. Basta alzarsi al mattino e indossare un pullover colorato per sentirsi felici e soddisfatti. Il problema vero è che l’umanità ha trovato altri referenti cui affidare le proprie ansie irrisolte e così ha perso di vista il suo rapporto naturale con le cose, che sono parte integrante della sua felicità terrena. Lo sguardo della gente è sempre più spento. Il benessere, che doveva risolvere tutti o quasi i problemi esistenziali, ha finito col confinare l’umanità in una sorta di pianeta dell’infelicità, dove anche il linguaggio più naturale e terapeutico come quello del colore rischia di diventare un illustre sconosciuto. In molti casi l’umanità deve toccare il fondo per accorgersi che la vita ha anche altre dimensioni, immagini e forme, che la rendono stimolante e avvincente.  In qualche caso il colore diventa un  muro che impedisce agli uomini di amarsi e di aiutarsi. Il colore non ama la disonestà, non ama diventare una baionetta puntata al cuore di chi ci sta di fronte, non vuole essere eretto a vessillo di guerre, di fazioni e ideologie, non vuole soprattutto che l’uomo alteri la sua naturale vocazione alla pace. Purtroppo l’uomo, pur di raggiungere i propri scopi, ha usato e continua a usare il colore come simbologia bellicosa, distintiva di finalità che vanno oltre un semplice processo di riconoscimento  e di identificazione. Il colore è talmente importante che diventa simbolo di una nazione, ne caratterizza la storia, la cultura, la filosofia, ne esprime l’identità e la vocazione, il dramma e la conquista, la forza e la fierezza, l’orgoglio e la bellezza. Il mondo affida la pace al colore.  Nei colori si legge la vita di uno stato, di una città, di una provincia, di una regione, o di un piccolo comune. Il colore è il segno distintivo di chi siamo, di che lingua parliamo, di quello che abbiamo fatto e di quello che vogliamo fare. E’ una lettura seria e profonda della nostra interiorità. Occorre evitare di strumentalizzarlo, di usarlo per fini impropri. Nonostante le interpretazioni che si riscontrano nelle varie culture ed epoche storiche, i colori rappresentano uno dei riferimenti più significativi della lettura simbolica del mondo esteriore ed interiore. Per ciascuna cultura e per ciascun individuo ogni colore assume un certo significato ed esercita un  effetto connesso a immagini, contenuti e figurazioni. I colori sono l’essenza stessa della vita, ne sono espressione e immagine, proiezione dinamica, modo di essere e di esprimersi. Ne rappresentano individualità e coralità, slancio fantastico e creativo, emozioni e sentimenti. Il colore è l’essenza stessa dell’essere umano e lo stato d’animo che lo caratterizza è, al contempo, abito mentale e comportamentale di una società che si tinge di caratteri che la qualificano. Il colore possiede una sua elettività naturale che lo evidenzia, è il modo di esprimere la bellezza nel suo rigore etico ed estetico. C. G. Jung avanza l'ipotesi che la preferenza individuale per determinati colori abbia corrispondenze con la funzione che caratterizza il tipo psicologico, infatti, a suo parere l'azzurro corrisponde al pensiero, il rosso al sentimento, il giallo all'intuizione e il verde alla sensazione. Secondo Wasilij Kandinsky, padre dell’astrattismo lirico, il rosso si connette con il tema dell'energia vitale. E’ elemento immobile, soddisfatto di sé, il grigio, invece, è mescolanza di bianco e di nero, senza essere né l’uno né l’altro. Definisce il nero come “qualcosa di spento, come un rogo combusto fino in fondo, qualcosa di inerte”, il bianco “come un silenzio che non è morto, bensì ricco di possibilità, un nulla giovane o, più esattamente, un nulla anteriore al principio, alla nascita”. Per J. W. Goethe il giallo è il colore più prossimo alla luce, mentre il verde è  statico ed equilibrato. Come sintesi di rosso e blu, il viola “allude all'integrazione degli opposti e delle ambivalenze”, il marrone si connette alla terra e al carattere ancestrale femminile e materno. Il colore si lega indissolubilmente alla psicologia umana, al punto di diventarne espressione, immagine e caratterialità. “Il colore del vestito che scegliamo la mattina, ad esempio, non è dovuto al caso, ma è proprio quello che ci piace, che sentiamo giusto per noi in quel momento. Di solito cerchiamo il colore di cui abbiamo bisogno. Una nostra stanchezza mattutina ci farà scegliere un abito con colori caldi e vivaci sui toni arancioni, gialli o rossi. Spesso sono le persone intuitive e sensibili che scelgono meglio i colori e di solito sono le donne, mentre gli uomini sono più legati alle convenzioni sociali e reprimono il desiderio di vestire con colori adeguati al momento”. Il colore è parte integrante della natura, quindi ha una sua identità naturale, che può essere studiata dalla scienza. Il fisico inglese Isaac Newton, nel 1672, dimostrò che la luce che vediamo bianca è, in realtà, composta dai sette colori dello spettro solare. Nel suo esperimento fece passare un raggio di luce attraverso un prisma di cristallo, il raggio si scompose nei sette colori dello spettro solare, dimostrando che il bianco era la somma di quei colori. Una cosa simile accade nell’arcobaleno: la luce che passa attraverso le piccole gocce d’acqua, sospese nell’aria dopo una pioggia, si scompone nei sette colori dello spettro, con tutte le relative gradazioni intermedie. Da questa osservazione deriva che l’oggetto che riflette tutte le onde luminose appare bianco (il bianco è la somma di tutti i colori), mentre l’oggetto che assorbe tutte le onde, senza restituirle ai nostri occhi, viene visto dai nostri occhi, nero (il nero determina l’assenza di colori). Per me, che sono nato e cresciuto all’interno di un sistema educativo e formativo di stampo prettamente cattolico la risposta dovrebbe essere scontata. Dio è il creatore di tutto, quindi anche il colore è parte integrante di questa bellissima intuizione divina, però il mio giudizio deve tener conto di una libertà di pensiero nella quale ci stanno anche i contrari. Il colore è di chi lo riconosce, di chi lo ama, di chi si lascia condurre e sedurre dalla sua luce, dalla sua energia vitale, di chi sa aprirgli le porte della propria anima. All’artista, ad esempio, spetta il compito privilegiato di osservarlo, interpretarlo e di esprimerlo nelle sue variabili artistiche, emozionali, umane e psicologiche, perpetuandone luce, energia, armonia e stupore. Nell’Impressionismo tutto parte dal comune impegno per una pittura del vero, basata sull’impressione individuale di fronte al soggetto. Ciò che l’occhio percepisce è l’impressione visiva di un insieme di colori, che muta col variare delle condizioni di luce. La scoperta viene fatta dipingendo paesaggi en plein air “dove la luce non è più unica e dove si verificano effetti multipli”. L’esperienza delle infinite possibilità del colore porta all’uso dei colori complementari, all’abolizione dei toni grigi, ad una sempre maggiore luminosità del quadro. Il colore acquista autonomia, legandosi solo all’emozione individuale del pittore e, contemporaneamente, il quadro diventa una pura superficie pittorica, una nuova realtà, che è distinta dalla realtà naturale e la cui materia è il colore. La rivoluzione degl’impressionisti, che Monet  portò alle estreme conseguenze fu una vera e propria rivoluzione di stile. I paesaggi luminosi, i delicati ritratti, le scene di vita della piccola borghesia riflettevano una società paga e senza problemi, incline a godere delle bellezze delle piccole cose. L’impressionismo è l’inizio dell’arte moderna. Nell'esperienza percettivo - emotiva i colori vengono spesso associati ai suoni per cui, ad esempio, i suoni alti richiamano generalmente colori chiari, mentre i suoni bassi, colori scuri; in alcuni soggetti si verificano fenomeni di sinestesia al punto che, simultaneamente all'audizione, essi percepiscono determinati colori. Il colore ha una forte capacità evocativa, che si lega alla sua vocazione musicale, alla sua straordinaria capacità di svilupparne l’armonia. Nel corso della storia l’uomo si è allontanato sempre un pochino di più dalla natura, lasciandosi coinvolgere dalle comodità del consumismo, dalla filosofia dell’immediato, del tutto subito, come se volesse divorare quella manciata di libertà in più che le mutate condizioni economiche del dopoguerra gli hanno lasciato intravvedere. Così facendo ha ridotto la sua sfera spirituale, trasferendo il piacere all’interno di un materialismo sempre più indifferente al potere della luce. Credo che si possa parlare di società senza colore, quando esprime un’aridità culturale, oppure quando si erige ad autorità, senza averne l’autorevolezza. Se viene a mancare l’energia del colore, vien meno anche la luce, che è il simbolo dell’amore per la vita. Dovremmo riflettere per un attimo sulla condizione umana e verificare se il mondo in cui viviamo sappia riconoscere il proprio livello di maturità cromatica. La presa di coscienza, in questo caso, è il punto di partenza per una verifica seria della nostra condizione, in rapporto alla realtà che ci sta di fronte che, grazie al colore, fornisce una sua personalissima identità. Credo di poter affermare che il colore preminente della società nella quale viviamo, come ho già accennato, sia il grigio, simbolo di un costume che si nasconde spesso nell’ interesse privato o all’interno di una democrazia vissuta come assenza di sostanza etica, di un’anarchia comportamentale e di un relativismo, che creano i presupposti di una libertà senza regole, che fa da copertura all’egoismo umano. La vita ha perso il carisma della sacralità. Manca una filosofia del colore che sia in grado di sviluppare forme di relazione positiva tra materia e spirito, immanenza e trascendenza, tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Il grigio domina soprattutto l’orizzonte educativo. La televisione, ad esempio, ha adottato il colore in relazione ai suoi bisogni e alle sue necessità, un colore che spesso getta ombre irrisolte sui drammi della vita, che tradisce in molti casi la vocazione al bello, per diventare testimone quotidiana di spettacolarità. L’umanità ha perso il suo diritto alla discrezione e al rispetto. Mai come in questi anni l’uomo si è lasciato soggiogare dalla conquista tecnologica, da un eccesso di libero arbitrio nella gestione umana e legalitaria degli eventi. Ha  perso di autorevolezza e non riesce a rimediare quel senso di solitudine esistenziale che domina gran parte delle sue frustrazioni. Viviamo in una società che ha perso di vista il fine e lo scopo del suo divenire, che vive la regola come costrizione e come limite, non come espressione di una maturità intellettuale e giuridica che ne rafforzi la coscienza civile. Stiamo vivendo un momento difficile e l’ambiente sta pagando gli effetti dell’egoismo umano. L’acqua ha perso la sua trasparenza, la luce solare deve fare i conti con l’effetto serra e con i buchi dell’ozono. Nell’aria si respira il grigiore di una meccanizzazione a tratti convulsa e arrogante. La forza e l’energia del colore in molti casi scompaiono sotto l’incalzare di una cementificazione selvaggia, che ne tradisce l’autenticità. C’è un grigiore ancora più inquietante, quello che si lega all’alcol, alla droga, alle trasgressioni, ad una delinquenza che non risparmia nulla, ad una vita vissuta secondo morali personali, giustificative del proprio modo di agire, anche quando non è conforme alle regole di una società democratica e responsabile. Malgrado tutto, però, i colori non hanno perso la loro capacità d’illuminare il mondo, per questo credo in loro e nella loro capacità di saper accendere luci sulle zone d’ombra che mettono a rischio il nostro patrimonio umano. Il colore dell’amore per la poesia, ad esempio. Ho sempre avuto una particolare predilezione per la poesia, come forma educativa dell’animo umano. Uno dei limiti della cultura tecnologica è proprio quello di bandire quel livello di spiritualità che prelude all’atto poetico, salvo poi accorgersi della sua mancanza quando la mente, rimasta senza risorse, diventa incapace di dare risposte concrete alla vita stessa e ai suoi interrogativi. Ho scoperto la bellezza del colore nella sensibilità che ha consentito di elevare il mio livello di conoscenza interiore, di sviluppare attenzioni complesse e profonde nei confronti del mondo circostante, diventandone attento osservatore. In questo cammino, mi è stata di grande aiuto la lettura del Cantico delle Creature, che ha coinciso con la ricerca di un mio personale rigore esistenziale. La lauda di Francesco mi ha introdotto nell’amore per la poesia attraverso la luminosa bellezza del creato, vissuto nella fraterna contemplazione di una natura che ha nella forza evocativa dell’amore e della fratellanza l’energia solare del colore e nella luce i suoi principi ispiratori. Credo sia la più bella espressione di cromatismo cristiano. Se ho imparato ad amare la natura, i suoi colori, le sue forme, il suo fine simbolismo, lo devo alla  straordinaria lezione di quel Santo educatore di anime, che ha saputo esaltare la luce nelle sue forme umane e divine. In molti casi è sufficiente osservare i colori di un’alba o di un tramonto per riattivare il nostro carma, per elevare il nostro spirito, per superare gli impedimenti che spesso non ci consentono di vedere e di riconoscere la verità. La poesia ha la grande capacità di restituire all’uomo il colore dell’ interiorità, del silenzio, quello di un’alba o di un fiore, aprendo l’animo umano a nuovi percorsi.  La poesia è come il colore, non ha età, non ha confini, è l’essenza stessa della vita, sintesi di vocazioni e intuizioni che trasformano la materia in musica, il colore in armonia, in pura genialità creativa. Forse è fuori tempo chi non sa guardarsi dentro, chi vive nell’incapacità di dare un senso alle proprie azioni, alla propria vita, chi non sa scoprire quei talenti e quelle risorse che  il buon Dio ha inserito nel nostro DNA. L’artista è in grado di elevare l’essere umano dall’omologazione culturale e dalla solitudine esistenziale, ma non sempre viene capito, perché nelle società opulente la sfera intellettuale è subordinata a quella materiale. Viviamo in un mondo che predilige il benessere immediato e che ama sempre di meno pensare, usare la fantasia, creare. L’uomo di oggi vive i suoi idoli: piacere, denaro, potere e in molti casi ne diventa vittima.  L’arte, in generale, ha il grande pregio di esprimere la grandezza della natura umana. Chi ama l’arte ama soprattutto il colore, la sua capacità di evocare bellezza, equilibrio, armonia, emozione.

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