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Una riflessione su: filosofia, diplomazia, lavoro e meritocrazia

La formazione di una coscienza filosofica promuove un’attività critica dei processi di apprendimento e dei contenuti della conoscenza, mantenendo vivo e dinamico il rapporto con se stessi e con il mondo esterno. Uno dei principali pericoli di oggi è l’omologazione, l’appiattimento e l’asservimento delle facoltà umane a stereotipi ed archetipi studiati ad hoc per impedire la crescita degli esseri umani. Più l’uomo è indifeso e più si rende possibile la sua sottomissione ai padroni di turno. E i padroni di oggi possono essere tanti e molto agguerriti, perché in grado di soddisfare bisogni come il cibo, il sesso, il divertimento, la dipendenza, il successo e così via. La nostra società è in crisi perché le persone vivono e si muovono in uno spazio vitale ristretto, abdicando al loro slancio cognitivo; si accontentano e si crogiolano in un ambito egoisticamente sufficiente, ma incapace di stimolare il desiderio di percorrere il cammino della conoscenza, attivando la ricchezza del pensiero intellettuale, la naturale vocazione al sapere. La filosofia andrebbe insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado, anche solo nelle sue domande essenziali, quelle che umanamente aiutano l’essere umano a conoscersi e a conoscere in modo più equilibrato e approfondito il mondo nel quale abbiamo la fortuna di vivere. La scuola dovrebbe essere soprattutto scuola di conoscenza e di curiosità, luogo di ricerca costante, di discussione e di analisi critica, di attività etica e morale. Oggi l’attività pensante viene sostituita dall’immagine, il dinamismo intellettuale lascia progressivamente il posto ad una staticità occasionale e di consumo, così le persone disimparano a cercare e a coltivare le loro ricchezze, quelle che madre natura ci ha consegnato, perché diventassimo testimoni e custodi della bellezza del mondo. Essere amici del sapere significa scoprire sempre un pochino di più la quantità e la qualità dei tesori che ci sono stati consegnati, essere più vicino all’uomo e ai suoi bisogni materiali e morali, essere più capaci di gestire e orientare la condizione umana. Rilanciare lo studio e l’approfondimento attraverso la forma del dialogo e della curiosità è importante per acquisire una dimensione umanamente costruttiva, capace di fornire gli elementi fondamentali per rendere più cosciente e gratificante l’esistenza.

DIPLOMAZIA

La diplomazia è un’arma che va usata e dosata con molta discrezionalità. Un tempo era utile a dirimere dispute, controversie, conflitti, a far trionfare il bene, oggi in molti casi serve a irretire il prossimo per manipolarlo meglio. Se sei diplomatico hai più possibilità di raggiungere il tuo scopo senza colpo ferire. Ci sono persone che con la diplomazia si sono costruite una fortuna, a danno della gente comune. A furia di diplomazia, la democrazia si è trasformata in perfetta anarchia e la legge è sempre più incapace di farsi rispettare. Un eccesso di diplomazia contraffatta ha beffato l’onestà e il buon senso, avanzando moralismi assurdi. La diplomazia ha un senso se chi la pratica sa di poter contare su una legalità garantita, altrimenti rischia di disperdere la propria energia in viaggi senza ritorno.

IL LAVORO

Il lavoro è un ottimo veicolatore di risorse umane, guida sicura verso l’affermazione della personalità. Prima ancora di essere membro della Carta costituzionale, è profonda e radicata esigenza dell’essere umano. Nasce infatti dalla necessità di mettere a frutto l’intelligenza e tutte quelle qualità morali e materiali, di cui l’uomo è portatore. Il lavoro nella sua fase ludica è ricerca inconscia che passa al vaglio della ragione umana e assume la sua dimensione etica, sociale e storica, così da venir veicolato, umanizzato, finalizzato, fino a diventare il collante della società stessa. Nel corso della sua storia si è lasciato spesso condizionare dagli eventi, diventando una sorta di strumento per determinare ruoli e differenze sociali. In molti casi è diventato schiavo di padroni privi di una benché minima coscienza sociale, lasciando sul campo discriminazioni, povertà, paura, morte e distruzione. Ha così perso la sua straordinaria capacità aggregante, la sua natura culturale e creativa per diventare sfruttamento, razzismo, assolutismo, illegalità, condanna, omologazione materiale e mentale. Lavorare è un obbligo sociale, un diritto che nasce prima di tutto nella chimica esistenziale, nelle necessità del cuore e della mente, proiettati verso una organizzazione sempre più completa e articolata dei comportamenti, delle azioni e del loro effetto abilitativo e riabilitativo della condizione umana.

MERITOCRAZIA

E’ il desiderio di ogni essere umano di sentirsi amato e apprezzato, sapere di poter realizzare qualcosa di buono, di umanamente gratificante, qualcosa che contribuisca a far emergere la natura vera di ogni persona, quella che spesso teniamo nascosta e alla quale non diamo il peso necessario. In molti casi l’uomo reagisce a varie forme di snaturamento della personalità, non sopporta di essere trattato con diffidenza e con aggressività, predilige la comprensione, anche condita con un po’ di coerente fermezza. Chi ha avuto esperienza di attività educante sa quanto gli esseri umani, di qualunque età e di qualunque sesso, apprezzino chi si occupa affettivamente di loro, riconoscendo quell’identità che è la carta di credito della condizione umana. In molti casi è sufficiente un sorriso, in altri una pacca sulla spalla, in altri ancora un bravo messo lì per ridare forza a uno spirito abbacchiato e depresso. Sembra tutto facile, ma l’esperienza insegna che le cose semplici sono quelle più difficili da mettere in pratica, ma sono anche quelle capaci di capovolgere positivamente una situazione negativa. Il merito può essere riconosciuto in vari modi, non necessariamente con il profumo avvelenato del denaro. Dipende molto dalle persone e dal loro carattere. Una cosa è certa, chi è trattato bene rende di più, si fa in quattro per dimostrare la propria professionale affettività. L’imprenditore vero è quello che mette sul campo la propria capacità per il raggiungimento del bene comune, è chi capisce e comprende le fragilità e le aspirazioni della natura umana, è chi conosce prima l’uomo dell’operaio e dell’impiegato. E’ colui che mette a disposizione la propria condizione per costruirne una nuova insieme agli altri, per allargare la cerchia della felicità umana. Quando l’umanità non incontra la meritocrazia si sente violentata, non capita, abbandonata al proprio destino e questo non favorisce certamente i rapporti e le relazioni umane anzi, crea sacche di ruggini e rancori che sfociano in lotte senza confini. Convivere si può, basta in molti casi sentirsi un pochino di più amati e capiti.

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