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RISPETTO DELLE REGOLE, IL SALE DELLA DEMOCRAZIA

Uno dei grandi temi della nostra democrazia riguarda il rispetto delle regole. Mentre in molte democrazie europee nasce e cresce all’interno di un sistema consolidato e ampiamente sperimentato, in Italia viene vissuto come limitazione alla libertà personale, come condizione di subalternità culturale e quindi nella maggior parte dei casi non trova la corrispondenza dovuta. Parlare di regole, da noi, significa provocare una reazione contraria. Come mai un paese bello e autorevole come il nostro, patria di geni e di straordinari personaggi nei vari campi della cultura, non riesce a capire che le regole non sono negazione di libertà, limitazione della sfera personale o di quella societaria? Le cause sono molteplici e nella maggior parte dei casi risiedono nella condizione storica in cui il nostro paese si è venuto a trovare in particolari momenti della sua vita, quando le conquiste da parte degli eserciti stranieri hanno trasformato una naturale vocazione libertaria in una violenta ribellione a subalternità rissose e violente. Il nostro paese ha a lungo dovuto combattere contro una condizione di schiavitù politica, militare, morale e culturale, coltivando strada facendo una sintomatica ribellione individuale a ogni forma impositiva, anche a quelle pianificate dalla nostra carta costituzionale. A distanza di secoli la ribellione del passato si riafferma e lo vediamo strada facendo nell’individualismo sfrenato che ci caratterizza e che in molti casi trasforma la nostra tradizione civile in barbarie. E’ davvero incredibile come l’italiano faccia di tutto per non rispettare le regole. Ne siamo spettatori tutti i giorni e in molti casi anche protagonisti. Il problema vero è come riuscire a far capire alle persone che rispettare le regole non significa essere meno furbi o persone prive di personalità, ma cittadini che facendo il loro dovere contribuiscono a creare una comunità bella, forte, coesa e capace di offrire il meglio di sé. Essere rispettosi non è dunque un demerito, ma un vantaggio per tutti. E’ il senso dell’appartenenza che deve essere potenziato e valorizzato, occorre far capire che non siamo dei fantasmi e che la nostra esistenza si realizza insieme alle persone con le quali condividiamo la nostra storia quotidiana. La cittadinanza è una condizione privilegiata, perché lega insieme valori e sentimenti, ci fa sentire uniti a coloro che condividono con noi le alterne vicende della vita umana. La società è una grande famiglia allargata, con responsabilità precise, proprie come quelle che vigono nelle nostre famiglie. Una famiglia senza regole è destinata al fallimento, così è per la società civile, dove trascorriamo la parte fondamentale della nostra vita. Sentirsi europei significa dimostrare chi siamo, quali sono i comportamenti che ci caratterizzano, come sappiamo gestire i nostri valori, le nostre libertà, è su questi temi apparentemente secondari che ci giochiamo la nostra carta d’identità, è dimostrando il nostro livello culturale che saremo in grado di farci amare e apprezzare. La forza di un paese non sta soltanto nella sua dimensione economico finanziaria, ma soprattutto nel suo essere comunità capace di rispettare le regole che la riguardano. E’ partendo dalle piccole cose che si costruiscono le grandi, è dall’essere cittadini coscienti e consapevoli che nasce e si sviluppa un giudizio critico convincente, capace di rinnovare un paese. Rigenerare un clima educativo è prassi fondamentale ai fini di un radicale cambiamento di rotta. E’ dall’educazione civica che occorre ripartire per dare un senso appropriato e profondo alla nostra vita. Fuori dalle regole esiste solo l’anarchia e l’anarchia produce disastri incalcolabili.

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