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LA VITA E' ANCORA...

Il consumismo, conseguenza di un benessere schizofrenico, ha proiettato altrove la vocazione al leggere, al pensare e allo scrivere. Non c’è più l’otium necessario per poter naufragare nel bisogno di interiorità, per dare il via libera alla necessità di umano e di infinito, di spazio e di universalità. Il poeta in molti casi si abbandona all’altra faccia della verità, quella che rifiuta l’ansia del materialismo per riconciliarsi con la sua natura reale, quella che coniuga amabilmente la vita interiore con quella esteriore. Talora la poesia nasce da una scintilla che fugge al fuoco delle tentazioni, per cercare fuori di sé la forza di una ragione. Spesso l’uomo cerca con energia e coraggio la poesia perché è l’unica forma narrativa che gli consente di avvicinarsi al grande mistero. Forse è nella parte anziana della vita che l’essere umano sente decantare lo spirito della poesia nelle forme che gli sono più congeniali, sotto forma di brezza passeggera, di pensiero improvviso, di brivido. In molti casi la vocazione è dentro di noi, ma non la portiamo in luce. Quale il motivo? Perché fa comodo così. Lasciamo il via libera alla parte fisica di noi stessi, a un piacere immediato. Preferiamo dedicarci all’immagine. Oggi l’uomo è più solo perché ha disimparato a guardarsi dentro, a ricercare l’origine di una natura ricca e variegata, capace di sorprendere a ogni passo, lasciando nell’animo il piacere di una riconquista.

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