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Le nubi nottilucenti nel cielo sopra Varese

Nubi nottilucenti Aletti Buzzi 02 07 2017 Zoom U43040405740604lNH U43340479097473YyE 1224x916Corriere Web Milano 593x443

Per la prima volta in 50 anni l’avvistamento di un fenomeno atmosferico raro in Italia. Le foto e le testimonianze dall’osservatorio Schiaparelli. «Dovevano essere sopra la Svezia, ma sono talmente alte che si possono osservare anche da qui» Sono le 03.45 del mattino del 2 luglio. Il cielo è pulito. In quest’attimo sospeso tra le tenebre della notte e le prime luci del giorno, si è manifestato agli occhi dei ricercatori dell’Osservatorio Astronomico Schiaparelli di Varese un fenomeno unico, che è stato immortalato per la prima volta nei cinquant’anni di storia dell’osservatorio. «Eravamo in osservatorio per effettuare delle rilevazioni astronomiche. Poco prima di chiudere le cupole ci siamo accorti che laddove, in poco più di un’ora, sarebbe sorto il sole, c’era un’insolita luminescenza color bianco latte», spiega Luca Buzzi della società astronomica Giovanni Virginio Schiaparelli. Al momento dell’osservazione Buzzi si trovava con Andrea Aletti, astrofotografo. La luminescenza color latte apparteneva ad alcune nubi nottilucenti, un fenomeno raramente osservabile alle nostre latitudini. «Sono formazioni che si trovano in una zona dell’atmosfera, detta mesosfera, dove di solito non vi è alcuna nube. Si tratta della zona atmosferica più fredda e meno conosciuta, con livelli di umidità prossimi allo zero. Le temperature oscillano dai –85 ai –100 gradi», continua Buzzi. Benché le nubi nottilucenti siano fenomeni noti, a oggi non si conoscono tutti i dettagli della loro formazione. «Inviare micro satelliti o palloni sonda a 85 km di altezza è complesso. Perché queste nuvole si formino, una minima quantità di vapore acqueo dev’essere trasportata dagli strati più bassi dell’atmosfera fino a quest’altezza. L’umidità deve filtrare fino alla mesosfera, raggiungendo un livello di pressione atmosferica che è pari a 1/100.000 rispetto a quella che abbiamo al suolo. Questo presuppone che, affinché si possano formare le nottilucenti ad una così bassa pressione, la temperatura debba crollare fino a circa –125 gradi. Perché accade, rimane un mistero», racconta Buzzi. La prima osservazione di nubi nottilucenti risale al 1884 dopo l’eruzione del vulcano Krakatoa, in Indonesia. Negli ultimi anni il fenomeno è divenuto più frequente; uno studio pubblicato sul Journal of Geophysical Research nel 2014 indagava le cause dell’aumento delle nubi nottilucenti registrato dal 2002 al 2011, cercando di capire in che modo questi fenomeni fossero correlati con i cambiamenti atmosferici e climatici. Le nubi nottilucenti si possono osservare nell’emisfero Nord solo d’estate, dal 50mo al 65mo parallelo, nella zona subpolare, che comprende Scozia, Danimarca, penisola scandinava, Islanda, Canada e Russia. In Italia, invece, questo tipo di osservazione è rara: «Averle viste non deve farci pensare che le nottilucenti fossero sopra Varese. Le nubi dovevano essere sopra la Svezia, ma sono talmente alte che si possono osservare anche da qui. La stessa mattina, alla stessa ora, in rete c’erano moltissime foto del fenomeno scattate nel Nord Europa, ma nessuna dall’Italia. Chiaramente, lì l’estensione delle nottilucenti era maggiore, e le nubi occupavano il cielo fin quasi allo zenit», conclude Buzzi orgoglioso di aver catturato l’attimo fuggente.