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Successo per lo spettacolo di Orsini

 

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Uno straordinario Umberto Orsini ha aperto, ieri sera, su una terrazza del Mosè strapiena di varesini, l’ottava edizione del festival Tra Sacro e Sacromonte. Un grande interprete del teatro italiano e non solo che, a programma, avrebbe dovuto interpretare alcune grandi pagine dei Fratelli Karamazov, ma che in realtà ha offerto al pubblico assiepato sulla montagna sacra molto di più. Una generosità non sempre presente negli artisti, anche in alcuni di quelli che hanno frequentato questa rassegna in passato. L’attore di 83 anni ha iniziato leggendo alcune righe di una lettera inviatagli da una varesina che lo invitava a raccontarsi. Così Orsini ha evocato alcuni grandi passaggi della sua biografia artistica, dagli inizi di un’incerta carriera di notaio a Novara alle prime breve parti a teatro, dall’incontro con grandi registi come Visconti, Zeffirelli, fino all’amicizia con grandi attori. E poi la tv, gli sceneggiati in bianco e nero, le gemelle Kessler, con lui ed Enrico Maria Salerno boy friends. Mentre la luna illumina la bellissima serata di teatro e grande cultura. Un Orsini in splendida forma, giocoso, ironico, grande affabulatore. Che tuttavia non nasconde un momento di sincera commozione ricordando un amico. “Il più grande di tutti, Gianni Santuccio, un grandissimo di cui sono stato amico”. E qui ha raccontato un gustoso aneddoto sull’attore nato a Clivio, incapace, anche da morto sul palcoscenico, di non intromettersi nel modo in cui Orsini si rivolgeva in scena a lui già “cadavere”, per esplodere in un “ecco così va bene” come fosse resuscitato all’improvviso. A questo punto la lettura del Grande Inquisitore di Dostoevskij, una lettura che, dopo qualche minuto, per un piccolo problema di microfono, Orsini continua in piedi, senza più microfono e senza leggio. Una performance di una bellezza assoluta, senza se e senza ma, con un interprete che diventa tutt’uno con il suo pubblico. La vera magia del teatro, che quando si materializza è irresistibile. Dopo copiosi applausi in una location da urlo come il Sacro Monte, un Orsini più intimo e raffinato regala al pubblico due brevi poesie di Giovanni Pascoli, di una bellezza sublime lette da lui. Rare, domestiche, “nere”: la prima, “La tovaglia” parla di morti che, quasi tremanti e dimentichi della vita, fanno visita al desco di una casa. E poi “Il rospo”, una poesia che narra di un piccolo animale risparmiato da uomini cattivi. Piccoli versi di un  poeta dimenticato, a cui fanno eco, al termine, alcuni minuti di fuochi d’artificio. Perchè il festival di teatro – nessuno lo deve dimenticare – è anche e soprattutto una grande festa popolare.