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Successo per la serata dedicata al Liberty

Sold out il Salone Estense, nessun posto libero, parecchi partecipanti in piedi. E’ la risposta ricevuta dalla sezione di Varese di Italia Nostra che ieri sera ha organizzato un incontro dedicato al centenario dalla morte dell’architetto Giuseppe Sommaruga, grande artista che operò anche a Varese, e che segna il primo di una serie di eventi che, al Sommaruga e al Liberty, è dedicata nella città giardino, alcuni già nel fine settimana. L’incontro di Italia Nostra ha unito alcuni flash sull’opera dell’architetto, il suo stile, le sue opere tra Milano e Varese. ad alcuni squarci di vita varesina, relativa soprattutto al Grand Hotel Campo dei Fiori. Un mix assai gradito soprattutto dagli addetti ai lavori, considerata la presenza di molti rappresentanti dell’Ordine degli Architetti di Varese. Introdotto dalle parole dell’Ing. Carlo Mazza, presidente di Italia Nostra di Varese, interessante è stato l’intervento del Professor Filippo Tartaglia del Politecnico di Milano, che ha seguito il grande architetto tra Milano e Varese. Caratteri della sua arte sono quelli impressi nel Palazzo Castiglioni di Milano (ora sede della Camera di commercio), splendido esempio di Art Nouveau la cui facciata era sormontata da due grandi e procaci figure femminili del Bazzaro, figure il cui generoso lato B era rivolto alla strada (come ha detto Tartaglia il palazzo era noto come Cà di ciapp). Figure poi rimosse e che ora si ritrovano su Villa Facanoni (in via Buonarrotti 48), sede della Columbus. A Varese il professore ha proposto il grande edificio al Campo dei Fiori, degradato e base di una miriade di antenne (“una cosa orrenda” ha detto Tartaglia). Suggestivo il racconto di un’opera minore del Sommaruga che ieri sera è stata attribuita, ricerca d’archivio alla mano, all’architetto: si tratta della “scalea” del al Sacro Monte, illustrata da Bruno Bosetti, vice presidente di Italia Nostra Varese. Un’opera di grande interesse che Italia Nostra ha proposto di riqualificare con una sottoscrizione il più ampia possibile per raggiungere la cifra necessaria (un preventivo parla di 15mila euro). “E’ necessario fare presto però – ha detto Bosetti appellandosi a Comune e a varesini – perché l’opera del Sommaruga deve essere restaurata tempestivamente”. Curiosa e accattivante, poi, il racconto privato e collettivo insieme relativo al Grand Hotel Campo dei Fiori da parte di un’erede della famiglia Moneta, ex-proprietaria della grande struttura, che in passato conobbe momenti di grande successo. Elisabetta Moneta ha raccontato le vicende della famiglia e soprattutto la scelta, da parte di nonno Giulio, di acquistare l’hotel negli anni Trenta. Come ogni racconto privato ha avuto grande fascino. “Con il treno e poi la funicolare – ha detto la signora Moneta – si arrivava in cima in 20 minuti, nel 1913 quando fu aperta la funicolare”. Una gallery di immagini sullo stato attuale dell’edificio proiettate in sala faceva stringere il cuore per quanto il capolavoro del Sommaruga sia oggi mal ridotto al suo interno. A fine serata il professor Tartaglia e l’ingegner Riccardo Aceti, quest’ultimo docente universitario e consigliere di Italia Nostra di Varese, hanno presentato gli studi effettuati di due coppie di giovani laureati del Politecnico di Milano, Marco Colnago con Cristina Monesi per la Scuola di Architettura e Alice Di Simone e Michele Monhurel per la Scuola di Ingegneria Civile. Al centro dei loro lavori il Grande Albergo Campo dei Fiori.