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I papi di Santa Maria del Monte

Copertina redaelli s

 

Quali rapporti ci sono stati in quasi duemila anni tra il Vaticano e S. Maria del Monte sopra Varese? In che occasioni e con quali provvedimenti i papi hanno fatto sentire la loro voce fin lassù, nel borgo legato alla leggenda ambrosiana? La risposta è sorprendente. Indagando nei testi di storia della Chiesa, ho seguito le tracce di numerosi pontefici che nel corso dei secoli hanno avuto a che fare con il santuario prealpino direttamente o indirettamente, in modo documentato o nell’alone della leggenda; e a questo argomento ho dedicato il libro “I papi di Santa Maria del Monte – Storie di fede e di potere dai tempi di Ambrogio a papa Francesco” (Macchione Editore, 313 pagine, € 22), che sarà nelle librerie prima di Natale.

Se il pensiero corre subito a Giovanni Paolo II (1978-2005) che il 2 novembre 1984 salì al monte per il quarto centenario della morte di Carlo Borromeo, non si può dimenticare Giovanni Battista Montini, che non ancora papa Paolo VI (1963-1978), lo visitò tredici volte. E prima e dopo di loro decine di provvedimenti amministrativi, autorizzazioni, brevi e bolle papali legano la storia del borgo al cuore della cristianità.

A cominciare dai quattro pontefici forse più importanti nelle vicende di S. Maria del Monte e cioè Sisto IV (1471-1484), il papa della Cappella Sistina, che istituì il monastero il 10 novembre 1474 concedendo alle monache la regola di Sant’Agostino; il discusso Alessandro VI Borgia (1492-1503), accusato a Roma dei peggiori vizi che autorizzò l’arciprete Gasparino Porro a unire l’arcipretura al monastero; Michele Ghislieri, san Pio V (1566-1572), che istituì la Festa del Rosario per celebrare la sanguinosa vittoria cristiana contro i turchi nella battaglia navale di Lepanto; e Clemente XIV (1769-1774), che proclamò beate Caterina da Pallanza e Giuliana da Busto.

Dal papa Damaso I che combatté gli ariani al tempo di Ambrogio a Gregorio XI che riportò la sede pontificia da Avignone a Roma e riconobbe l’Ordine di Sant’Ambrogio ad Nemus; da Innocenzo VIII che si occupò d’intricate controversie patrimoniali sacromontane a Paolo V che mise sotto accusa la teoria copernicana mentre si costruiva la rizzada; da Pio IV, ricordato da una lapide in santuario fatta mettere dal figlio del suo consulente finanziario G.B. Biumi a Leone X, che aveva suscitato l’ira di Lutero con la vendita delle indulgenze e fissò a tre anni la durata in carica delle badesse, un sottile filo lega la Roma dei fulgori barocchi e rinascimentali alla minuscola chiesa varesina che ha saputo attrarre, con le dovute proporzioni, insigni maestri come Nuvolone e Morazzone, Guttuso, il Bernascone e Floriano Bodini.

A cura di Sergio Redaelli, € 22 - Macchione editore