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Don Corno: "Domenichino beato"

S.MARIA DEL MONTE - L'arciprete don Angelo Corno torna alla carica e rilancia il processo di beatificazione del Domenichino.  “Da quando sono arrivato al Sacro Monte ho ricevuto molte lettere che parlano di grazie ricevute per sua intercessione – spiega don Angelo – In Curia a Milano ci sono due fascicoli con notizie di fatti inspiegabili e guarigioni miracolose che giustificarono a suo tempo l’apertura del processo. Per questi motivi ho deciso di ristampare nel 2008 il libro di Maricilla Piovanelli sul piccolo organista-chierichetto e ora di riprendere in mano la causa”.

A sollecitare le cure dell'arciprete di S.Maria del Monte è una serie di nuovi fatti a partire dal successo della piéce di Angela Demattè che fu rappresentata nella prima stagione teatrale estiva 2010 al Sacro Monte e dalla devozione popolare che tuttore circonda la figura di Domenico Zamberletti, il patrono dei chierichetti scomparso a quattordici anni il 29 maggio 1950. Sulla sua tomba nel piccolo cimitero del Sacro Monte si accumulano i giocattoli che i bambini gli portano e, dalla Sicilia a Varese, si rinnovano le richieste all'arciprete di informazione sulla figura del "piccolo beato".

La storia del Domenichino è senz'altro affascinante. Nacque a S.Maria del Monte il 24 agosto 1936, ultimo dei tre figli dei proprietari dell'albergo Camiponovo. Aveva una inclinazione particolare per la musica. A nove anni era organista ufficiale del santuario e amava accompagnare le varie celebrazioni religiose improvvisando, seguendo l'ispirazione del momento. Un'altra sua grande passione era servire messa e coordinare i chierichetti. Era amato e coccolato da tutti, riverito e rispettato anche dalle cameriere e dagli inservienti che lavoravano nell'albergo del Sacro Monte, di proprietà della famiglia Zamberletti.

Ogni giorno prendeva la funicolare e il tram per scendere al Collegio Salesiano di Varese. Sognava di diventare sacerdote. Allegro e sereno, aveva un'intensa vita interiore e grande carità nei confronti dei meno abbienti, nutriva e confortava i poveri all'albergo Camponovo. Morì in pochi mesi di leucemia, un male che i medici non avevano capito. Visse la malattia con un profondo senso della fede, trovando la forza, lui così giovane, di rincuorare gli altri ammalati in ospedale. Era una rara forma di leucemia che si acuiva ogni venerdì, "come se nella sua sofferenza ci fosse un legame con la passione del Signore - scrive Michele Aramini, autore di un opuscolo dedicato al Domenichino - e carico di sofferenze fu il venerdì santo del 1950, l'ultimo della sua vita". I fedeli gli attribuiscono una serie di “miracoli” che non sono ancora stati riconosciuti dalla Chiesa. I suoi effetti personali si trovano a Messina e andrebbero riportati a Varese.

La causa di beatificazione era già partita anni fa e fu poi bloccata da un piccolo giallo. “Non c’è una verità ufficiale ma, esaminando gli avvenimenti, mi sono fatto un’idea – spiega don Angelo – A bloccare la causa fu il cardinale di Milano, Giovanni Colombo. I genitori del Domenichino si erano rivolti a lui pregandolo d’intervenire. Si erano pentiti di aver autorizzato un sacerdote siciliano a portare via gli effetti personali del figliolo, in cambio dell’impegno a promuovere il processo di beatificazione. Temevano che il sacerdote li privasse d’ogni reliquia e il cardinale si decise a scrivere la lettera che fermò la causa”.
In oltre mezzo secolo dalla morte, altri libri sono stati dedicati al piccolo organista varesino, “il fanciullo della gioia” come titolava un volumetto edito a Treviso. Di lui si sono occupati fra gli altri Antonio De Bernardi e Angela Bevacqua, giornalista della tv svizzera, autrice di numerosi articoli sulla “Fiaccolina”. La figura del piccolo patrono dei chierichetti è stata rievocata in una lettera scritta nel 2004 a Reggio Emilia da don Giovanni Agrezzani per il cinquantenario di canonizzazione di Domenico Savio.
Ad Ascoli Piceno gli è stato dedicato un coro, ad Acireale il villaggio dei fanciulli. Riferendosi a lui, papa Paolo VI disse nel 1973 che “i santi sono tra noi, ma non amano manifestarsi”. Aggiunge don Adriano Sandri, quasi coetaneo del Domenichino essendo nato cinque anni dopo di lui, nel 1941. “Qualcuno ha sollevato l’obiezione della giovane età per la beatificazione – ha osservato - ma l’esempio dei due bambini di Fatima apre nuove prospettive per gli adolescenti”.

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