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Azzalin: "No alla schiavitù dell'auto"

Gentile Di Ronco, sono un frequentatore del Sacro Monte che amo per la sua diversità e per i significati di bellezza paesaggistica che dà al territorio e anche del suo Emporio dove sono stato più volte. Non amo i politici in generale e soprattutto quelli di cui la città potrebbe fare a meno, c'è però qualche persona tra cui il sindaco e pochi altri in consiglio comunale e provinciale che stimo per sensibilità e cultura. Non amo questa politica distruttiva e poco attenta all'ambiente, sono contro ogni forma di dipendenza, anche quella dell'auto che ritengo una delle dittature più sanguinose degli ultimi cent'anni,(ha fatto più morti e feriti delle due guerre mondiali, dell'Aids,...) che reca inoltre inquinamento, rumore e distruzione del paesaggio. E se il borgo deve morire non è certo per la mancanza di un parcheggio, ma per scelte obsolete e incapacità creative di chi vi opera. E guardi che la mia opinione conta poco, chi ha in mente il male lo fa, e non ho mai usato la parola "demenziale" anche se il risultato che lei ha in mente me lo potrebbe far pensare.

Siamo dunque incapaci a dominare la schiavitù dell’auto? Dopo l’annuncio dell’ennesimo scempio che ci si prepara a consumare tra la Prima Cappella e il Sacro Monte, tra la connivenza di placidi bempensanti, e a scapito del territorio prealpino, sembrerebbe proprio di si. Mi è difficile pensarlo oggi che si celebra il Giorno della Terra, e più precisamente l’”Eart hour”, voluta in tutto il Mondo dal WWF, per la salvezza del Pianeta, mi fa fatica aderire a questa terribile “dittatura” che fa ogni anno solo in Italia migliaia di morti, e milioni di feriti in Europa, ma quello di cui non si parla mai, è la distruzione del paesaggio e della terra a favore di una logica umana intollerabile e assurda. Ogni volta che togliamo un pezzo di verde, per una strada, che non sia davvero indispensabile, ogni volta che si fa speculazione a scapito della Natura si compie un “crimine”.

A favorirlo in questo caso ci sono persino alti prelati, che dovrebbero far loro la lezione del Papa, che non si stanca mai di ripetere che la difesa della Terra è un bene comune, oppure vecchi e poco lucidi politici che assoggettano un patrimonio dell’Unesco, come il Sacro Monte, alla più scellerata e sanguinosa dipendenza di questo secolo. Per quale motivo poi dissipare energie e danari pubblici verso una comodità inquinante e rumorosa come l’automobile? Ma non è una demonizzazione la mia, tutti usiamo l’auto, ma il segreto è non farsi usare, e lo faccio con una rivendicazione dell’ intelligenza e ragione.

Dobbiamo imparare dalla Natura la lezione che ogni giorno la Terra ci insegna, più spazi ci sono per l’auto, più automobili ci sono, ci sono più strade e meno verde, più auto e più ci sono inquinamento acustico e ambientale, e non ho visto in questi ultimi cinquant’anni risolto il problema del traffico, anzi è esattamente il contrario. Ma non vogliamo mai renderci conto che è solo colpa nostra e non solo di Marchionne che le auto le fa e che manda in cassa integrazione senza pensarci su quando c’è un calo (benedetto) delle vendite. Insomma dobbiamo liberarci dall’alienazione dell’auto e del petrolio e dobbiamo insegnarlo ai nostri figli, lo dobbiamo fare partendo da scelte coraggiose.

Perché il parcheggio non farlo in via Staurenghi, con un bel multipiano? O al posto della caserma Garibaldi, o in via Carcano al posto della cadente “Solai e travi” luoghi già ampiamente urbanizzati che peggio di così non si può? Non al Sacro Monte o alla Prima Cappella, che sono uno dei luoghi sacri proprio alle passeggiate e al tempo libero. Sarebbe davvero un paradosso: inquinamento e traffico dove vogliamo respirare aria buona. Troppe le “cattedrali nel deserto” come la funicolare stessa, iniziativa nobile ma poco utilizzata. Perché allora tornare indietro e deturpare una delle poche cose belle rimaste in provincia? Per carità di Dio, no, vi prego.

Ma che bisogno c’è, abbiate pietà. Un po’ di coscienza oggi è indispensabile, per non provare la stessa vergogna delle operazioni alberghiere inutili che hanno recentemente tolto, alla città di Varese, ampi spazi e paesaggi che i nostri avi e il Padreterno ci avevano consegnato indenni da odiose speculazioni assolutamente inutili. Reimpariamo l’uso delle gambe e riconciliamoci con il bene e la contemplazione della primavera.    Dino Azzalin

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