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Il seminarista Macchi e i partigiani

 

Copertina - Varso il Sacro MonteGli anni della resistenza a Varese, la prigionia nel carcere dei Miogni, la lotta armata, le cellule nelle fabbriche, i compagni partigiani sono i protagonisti del libro “Verso il Sacromonte” edito da Pietro Macchione e presentato nei giorni scorsi alla libreria Feltrinelli con i ricordi, gli scritti, le poesie e i disegni di Marcello Novario (Napoli 1921-Varese 1990), che fu in prima linea nei pericolosi giorni della lotta di liberazione.

Come in un film scorrono le immagini della Varese di allora, i luoghi e i personaggi, i morti del San Martino, l’eccidio di Ferno, il cosiddetto “ottobre di sangue” e rifulge la figura di Pasquale Macchi, allora giovane prete antifascista, che nasconde per un mese nella propria camera da letto in via Parravicini, complici il fratello Carlo e l’intera sua famiglia, il partigiano Marcello Novario rocambolescamente fuggito dall’ospedale di Circolo, facendola in barba alla milizia del fascio. Grazie al coraggio del giovane seminarista e del fratello partigiano, il fuggiasco potè raggiungere sano e salvo la 40° brigata Garibaldi “Matteotti”, in Valtellina, e proseguire la lotta armata contro il regime.

L’episodio è uno dei “punti forti” dell’avvincente volume curato dal figlio di Marcello Novario, Raffaele, medico, docente universitario, dirigente dell’Ospedale di Circolo e vicepresidente dell’Aurora Calcio a Induno Olona che corre sul filo degli appunti lasciati dal padre e gelosamente conservati in un cassetto per tanti anni.
La segreta militanza antifascista del giovane don Pasquale, destinato a diventare il segretario di Paolo VI, poi arciprete a Santa Maria del Monte e arcivescovo di Loreto, impreziosisce un capitolo della storia di Varese che rievoca i drammatici fatti seguiti all’8 settembre del ’43 quando “il periodo di sopravvivenza in libertà di un attivo antifascista era di circa due mesi”.
Le prime trenta pagine di taglio storico rievocano figure “leggendarie” come quelle di Walter Marcobi e dell’ispettore “Carletto”, il colonnello Croce sul monte San Martino, l’ingegnere Camillo Lucchina futuro presidente del comitato di liberazione nazionale, il comandante partigiano Ronza, arrestato, deportato e decine d’altre eroiche storie umane. Raccontano (con brani tratti anche da altri libri) gli attentati “gappisti” ai veicoli tedeschi e ai convogli fermi nelle stazioni ferroviarie, al Calzaturificio di Varese, all’Avio Macchi e le inevitabili, drammatiche conseguenze. A fine gennaio del '44 il carcere dei Miogni ospitava 315 detenuti, quasi tutti prigionieri politici, invece dei cinquanta che avrebbe potuto contenere. Nelle celle da due persone ne venivano stipate fino a undici.
Poi il libro prende un altro tono, si distende negli schizzi, nei disegni, nelle poesie, nei pensieri che dopo gli anni dell’impegno politico vedono Marcello Novario ritrovare monsignor Pasquale Macchi, di ritorno a Varese da Roma: “I rapporti si fanno ancora più stretti e la sensibilità di Marcello si apre all’esperienza della fede - spiega Chiara Zangarini nella prefazione – Gesti semplici, rievocati nelle lettere e negli appunti, il rosario, la salita per il viale delle cappelle il sabato mattina, dietro ai quali si apre spesso una riflessione sui temi religiosi, esistenziali o politici”.   

Sergio Redaelli

 

Marcello Novario, “Verso il Sacromonte, scritti, poesie e disegni”, Pietro Macchione Editore, 155 pagine, euro 15.

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