Menu
A+ A A-

L'Expo di papa Francesco e della diocesi: i migliori chef cucinano per i poveri nel rione milanese caro a Gaber e Jannacci

 untitled6 

untitled

di STEFANIA MAIDA     L’iniziativa secondo noi più bella dell’Expo della Santa Sede si terrà nel quartiere Greco, tanto caro a Gaber e Jannacci, con l’apertura del Refettorio Ambrosiano, un grande spazio allestito con tavoli e arredi di design. Qui, durante i sei mesi della rassegna, grandi chef proporranno piatti realizzati con il cibo avanzato e non utilizzato dei ristoranti di Expo che si deteriorerebbe velocemente, una mensa contro gli scarti, un tema molto caro a papa Francesco, una mensa a cui potranno accedere soltanto i poveri. Il Vaticano, attraverso il suo padiglione all’Expo, vuole ribadire al mondo quanta diseguaglianza e quanta ingiustizia esistano proprio sull’alimentazione, in un mondo dove la globalizzazione e la privatizzazione dettano legge sulla società e sui diritti dei popoli. Le multinazionali del settore alimentare e la politica di molti Stati sono i responsabili di quanto sta accadendo, anche attraverso la controversa questione del land grabbin, l’accaparramento delle terre agricole dei Paesi in via di sviluppo da parte di grandi società che sottraggono risorse fondamentali alle popolazioni locali. E’ un messaggio di grande impatto per il pubblico che contrasta nettamente con una manifestazione diventata ormai prettamente consumistica e di marketing, contrariamente a quanto pubblicizzato con lo slogan “Nutrire il Pianeta”. L’attività del Vaticano non si limiterà al sito di Expo, sono previsti eventi, convegni e conferenze per coinvolgere l’intera città.

Esiodo, nel poema “Le Opere e i Giorni” scrive: “Gli animali si mangiano a vicenda, gli uomini no”, legando il cibo al concetto di umanità, all’importanza della nutrizione tra gli esseri umani, intesa non solo come sopravvivenza ma anche come atto di giustizia. Ed è sul significato di una più equa distribuzione delle risorse - diritto di ogni uomo - sulla convivialità, sulla carità e la sacralità del cibo che si concentra il messaggio portante del Padiglione Expo Milano 2015 della Città del Vaticano. Non si parla tanto di prodotti alimentari, dunque, ma di una comunicazione che sviluppa due brevi citazioni bibliche: “Non di solo pane” e “Dacci oggi il nostro Pane Quotidiano”. “E’ un padiglione minimalista, molto semplice, che ha un cuore nello spirito di papa Francesco”, ha spiegato il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e Commissario Generale del Vaticano per l’Expo, alla conferenza-stampa di presentazione della struttura. Di dimensioni ridotte rispetto ai padiglioni degli altri Stati partecipanti - 747 metri quadri di superficie calpestabile - è costituito da un blocco in un unico materiale, quasi una pietra alla cui soglia spicca un’enorme vela gialla di tessuto. Il progetto è dello Studio Piuarch. Si presenta come un luogo adatto a favorire incontri e scambi d’esperienze.

All’interno sorprende l’opera “Energia” dell’artista tedesco Wolf Vostell, realizzata nel 1973: rappresenta una Cadillac, simbolo del consumismo sfrenato, circondata da bastoni di pane avvolti in giornali a ricordare agli sbadati il bisogno primario dell’umanità. Oltre all’opera di Vostell, sono esposte “L’Ultima Cena” del Tintoretto, proveniente dalla Chiesa veneziana di San Trovaso e l’arazzo fiammingo di Rubens dal Museo Diocesiano di Ancona. La Cattolica Assicurazioni ha assicurato le opere come atto di mecenatismo. All’interno spicca una parete fotografica intitolata “Ferite del cuore, ferite del Pianeta” con ottantasei immagini proiettate su schermi e novantuno foto stampate in diversi formati da artisti, fotografi, giornalisti e semplici appassionati. “E’ un’onda di storie, sguardi e volti di autori di diversi continenti e appartenenza religiosa - puntualizza il cardinale Ravasi - al centro del padiglione un tavolo interattivo riproduce, unendo diverse tecniche filmiche, la ricchezza e la molteplicità del consorzio umano. Non solo una tavola da cucina ma un piano di lavoro, di studio, di celebrazione sacra, simbolo immediato di convivialità e d’interazione sociale”.

Nella parete opposta, tre grandi schermi raccontano la visione cristiana della carità, della condivisione, della solidarietà “con il pane spezzato che si trasforma in nutrimento per gli affamati, un dono che restituisce dignità alla persona, di ricchezza che si trasmette al povero”. La costruzione del sito è stata finanziata dalla Santa Sede, dalla Cei e dall’Arcidiocesi di Milano in parti uguali, per un costo complessivo di tre milioni di euro. Partner della Santa Sede sono l’Ospedale del Bambin Gesù e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il sito internet expohlysee.org, il profilo twitter @expoholysee e uno staff di giornalisti supportati da Triumph Group forniranno le informazioni. E’ prevista un’App per scaricare sui dispositivi mobili le informazioni sulla presenza della Santa Sede all’Expo e tutto quanto è necessario per vivere al meglio l'esperienza. All’ingresso, ad ogni visitatore si chiederà un’offerta libera e il ricavato servirà a finanziare le opere di carità del papa.