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Un "mantello" per riparare dalla pioggia Giuseppe, Maria e il Bambino di Angelo Maineri. Il progetto è di Ovidio Cazzola

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La Natività di Angelo Maineri è finalmente al riparo dalle intemperie. Da venerdi 19 dicembre le statue in terracotta di Giuseppe e di Maria con il Bambino che accolgono i pellegrini sulla curva di via Bianchi dal 1997, hanno un “mantello” sulle spalle che le protegge dalla pioggia e dalla neve: un mantello o un’elegante “vela” in similvetro (tecnicamente policarbonato) e sottili nervature di ferro, che si protende misticamente verso l’alto. Il progetto è stato realizzato gratuitamente dall’architetto Ovidio Cazzola, socio degli Amici del Sacro Monte che la settimana scorsa è stato premiato dal presidente Ambrogina Zanzi con un attestato di speciale benemerenza.

“La messa in sicurezza del monumento è durata oltre un anno e a parte il progetto dell’architetto Cazzola, ha dei costi piuttosto alti – ha detto la presidente all’inaugurazione davanti alla stampa e a un gruppo di soci – E’ il nostro contributo al maquillage di Santa Maria del Monte per l’Expo 2015. I lavori sono cominciati un anno fa con il restauro del basamento e sono proseguiti con l’intervento conservativo di Rossella Bernasconi e dell’impresa Caravati per la parte impiantistica. Ora arriva il tocco finale con il bellissimo progetto di copertura dell’architetto Cazzola e i supporti in ferro del fabbro Bazzegheni”. Un mantello o una vela, si diceva, ma l’autore preferisce parlare di una “carezza che avvolge con delicatezza il gruppo scultoreo composto da figure giovanili e terrene che si scambiano sguardi e gesti affettuosi”. L’architetto Cazzola, noto da molti anni a Varese per gli importanti studi urbanistici, è attivo anche nei restauri d’arte come la Collegiata e la Corte del Doro a Castiglione Olona, le chiese di San Michele a Gornate Superiore e di San Martino a Caronno Corbellaro.

Dopo la benedizione dell’arciprete don Erminio Villa, Ambrogina Zanzi ha letto un messaggio di saluto dell’autore, Angelo Maineri: “Quando nella tarda estate del ’97 gli Amici del Sacro Monte mi invitarono a realizzare questo monumento – scrive Maineri – monsignor Pasquale Macchi espresse la sua preoccupazione per la vulnerabilità della terracotta rispetto a eventuali atti vandalici considerando la collocazione all’aperto senza protezione. Risposi allora che il Sacro Monte è un luogo speciale e benedetto e per questo motivo non temevo danni e fino a oggi non sono stato smentito. Ora questa Natività o come la gente ama chiamarla, la Sacra Famiglia, è un poco più resistente anche al trascorrere degli anni”.

Le due statue (Maria tiene a sè il bambino) erano originariamente unite dal mantello che Giuseppe protendeva verso la Madonna e che nella versione finale dell’opera è solo abbozzato e lascia uno spazio aperto tra le due figure. Le terracotte contengono un’anima di ferro e un liquido plastico che assorbe l’umidità. Esternamente sono trattate con una protezione idrorepellente. La loro storia è curiosa: erano destinate alla terrazza del Mosè ma l’allora arciprete monsignor Macchi – tra qualche polemica - preferì sistemarle nell’attuale posizione accanto al muro di cinta del monastero delle romite dall’altra parte del paese, lungo il percorso che gli antichi pellegrini compivano per salire al santuario prima che fosse costruita la Via Sacra all’inizio del Seicento. Nelle foto di Antonio Zaffaroni alcuni momenti della cerimonia.

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