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Gli storici acquedotti del borgo

  • Categoria: Flash

“Certamente i primi abitanti del borgo, sorto su un cucuzzolo roccioso, dovettero fare molta fatica per approvvigionamento dell'acqua, sia per la mancanza di sorgenti in loco, sia per la difficoltà di costruire pozzi.Di questi ultimi si conservano poche tracce, ne esiste uno al civico 24 di via Caterina Moriggi; mentre più numerose sono le cisterne per raccogliere l'acqua piovana, costruite nelle vicinanze delle abitazioni.Una prima svolta si ebbe con l'avvento del Monastero delle Romite Ambrosiane nella seconda metà del 1400, che, in una grande cisterna ancora oggi esistente, "raccoglievano le acque piovane che filtravano dalle venature della roccia sovrastante".L'acqua, oltre a soddisfare le esigenze del Monastero, fatta fluire in una grossa vasca in pietra situata sotto il portico del Santuario, veniva erogata a quanti ne facevano richiesta. Si racconta che la beata Giuliana passasse giorni e notti intere a porgere l'acqua ai numerosi pellegrini.Il borgo iniziò ad espandersi, aumentarono gli abitanti, e l'acqua incominciò a scarseggiare.Con l'avvio dei lavori per la costruzione del Viale delle Cappelle nel 1604, "né v'essendo acqua sopra il monte" — e trasportarla da lontano incideva notevolmente sulla spesa — si decise di costruire un acquedotto che dal Campo dei Fiori portasse l'acqua fino alla Prima Cappella.Lungo il percorso furono costruite delle fontane "a gran beneficio dei divoti pellegrini" ma, a causa della distanza, i vantaggi per il borgo furono modesti.
Approfittando dell'esperienza del Bernascone, progettista dell'impresa, le Romite Ambrosiane "ne hanno fatto condurre un'altra (sorgente), da più eminente luogo (Fontana Marella), che sale in Monastero, e in vicinanza alle Case delle abitazioni, sicché quel monte, che era sì secco e arido, gode del favore di freschissima ed abbondante acqua".
Il condotto si alimentava alla Fonte Marella, sul monte Tre Croci. Sceso sulla sella delle "Pizzelle", e dopo aver percorso l'allora sentiero via monte Tre Croci, arrivava al Monastero. Dopo più di tre secoli di utilizzo, l'acquedotto fu interrotto con la sistemazione del Piazzale Pogliaghi. Sul finire del 1700 si abbandonò il progetto della fontana di sant'Ambrogio al III arco del Viale, per dare priorità alla costruzione della monumentale fontana del Mosè che, molto più vicina al Borgo, avrebbe potuto soddisfarne le aumentate esigenze. Questa veniva alimentata dall'acquedotto delle Romite. Con il secolo XIX la nobiltà milanese viene sempre più attratta da questo luogo di "incomparabile bellezza". Alberghi e trattorie aumentano notevolmente di numero; si va alla ricerca di nuove sorgenti, si individuano altre fonti di acqua potabile come la fonte Preti e la fonte del Ceppo. Dalla sorgente Preti, situata nei pressi della "Cà di ràtt" in località Pradonico, si riforniva il Camponovo, albergo di grande prestigio.
Il compito veniva dato ad un carrettiere che più volte al giorno, con un carro trainato da una coppia di buoi, riempiva capaci botti di fresca acqua per le esigenze dei numerosi clienti.
La fonte del Ceppo è situata nella valletta dove il fiume Vellone, dopo una serie di cascatelle, prende forma di torrente scorrendo tra due pareti di roccia. Nelle acque della fonte si riscontrarono proprietà terapeutiche e i villeggianti ne bevevano a volontà sostando volentieri in questo luogo di pace, ad ascoltare il gorgoglio del fiume e le melodie dei numerosi uccelli canterini. Purtroppo ai nostri giorni, a causa della fonte inquinata, il luogo è poco frequentato.
Con il maggior numero di residenti, e per mancanza di servizi primari, si moltiplicarono i problemi d'igiene pubblica.La Giunta Municipale, allarmata, varò una serie di misure per togliere le cause di "putridume e delle malsane esalazioni che si riscontrano ad ogni passo", e provvide "alla costruzione di latrine e cisterne nelle contrade e all'interno delle abitazioni".
Nel 1877, per debellare l'antiestetico uso della vasca del Mosè come lavanderia, il Sindaco Giacomo Bellasio decise di dare corso alla costruzione di un pubblico lavatoio. Progettato dall'ing. Antognazza, fu realizzato nelle vicinanze del Mosè, per utilizzarne"l'acqua eccedente, che ora si perde nel prato". L'opera costò 300 lire, ma per il Cassiere Comunale erano troppe, sicché dovette intervenire il Sindaco in difesa del sig. Angelo Bianchi, costruttore della "piccola lavanderia", definendolo "un vero galantuomo", e ordinando al Cassiere di saldare immediatamente il conto. L'utilizzo di questo lavatoio, come vedremo, non durò molto a lungo.
Presto infatti diventò insufficiente per la gran mole di lavoro delle massaie.
Il Sindaco ing. Francesco Foscarini, nel 1888, raccolto l'invito dell'assessore Domenico Camponovo di convogliare le acque di una sorgente dalla località "Fontane" al "piano della Croce", autorizzò la costruzione di un nuovo lavatoio in Via degli Ortioli, oggi Via Caterina Moriggi, anche questo progettato dall'ing. Antognazza. La diffusione delle lavabiancheria, avvenuta negli anni sessanta del 1900, ne provocò il progressivo abbandono; le infiltrazioni e l'incuria dell'uomo ne decretarono la definitiva rovina. Nel 2000, per volere dell'Associazione 
"Amici del Sacro Monte" e grazie alla generosità di privati cittadini, il lavatoio è stato ripristinato, rispettando il più possibile il progetto originale.
Mentre Santa Maria del Monte gioiva per questa fonte rigogliosa di acque, il Comune di Velate, con una lettera scritta dai signori Lanfranconi e Piatti, asseriva di essere stato defraudato e ne contestava il diritto "di conduttura in paese di acque che finora naturalmente si versavano nella valle del Vellone". Per nulla intimorito, il Sindaco del borgo prolungò l'acquedotto fino al Viale delle Cappelle, in prossimità del Museo Pogliaghi. Tra i due comuni ci fu un periodo di gelo, i buoni rapporti si interruppero. E gli abitanti, dell'uno e dell'altro borgo, si evitavano perché ogni pretesto era buono per menar le mani. Il trascorrere del tempo e le abbondati piogge che incrementarono la portata d'acqua del Vellone, misero fine alle liti e alle rivendicazioni di Velate. L'acqua era un bene essenziale, e tutti cercavano di accaparrarsene il più possibile, e ciò valeva anche per l'insigne scultore Lodovico Pogliaghi. Questi, decaduto l'uso del primo lavatoio, in una lettera inviata alla Giunta Municipale l'8 aprile 1899, lo definiva "negletto e abbandonato". Pertanto, informava di aver "chiesto ed ottenuto dalla Spettabile Amministrazione del Santuario l'acqua esuberante che defluisce dalla vasca del Mosè per convogliarla nel proprio giardino". E per non dare adito a pettegolezzi, in cambio di "quei pochi residui d'acqua" si impegnava, a proprie spese a "demolire il lavatoio mettendo a disposizione del comune i materiali reperibili, a concorrere sulla spesa per la copertura del nuovo lavatoio e nella costruzione di un ricordo al compianto parroco Bellasio". La richiesta ebbe il benestare della Giunta. Tutto ciò ci dà l'idea di quanto fosse poca e preziosa l'acqua a Santa Maria del Monte sino alla fine del XIX secolo. La seconda e decisiva svolta si ebbe nei primi anni del 1900. Per fronteggiare alle sempre più pressanti richieste di acqua potabile, il Comune di Santa Maria del Monte, in collaborazione con la società dei Grandi Alberghi, realizzò un acquedotto che, dalla sorgente "Sassina" nella valle del Vellone portò l'acqua in tutte le abitazioni del borgo, ed anche in cima alla vetta, dove era in zione il Grande Hotel Campo dei Fiori. Finalmente acqua a volontà per tutti; il Borgo, dopo secoli, aveva vinto una grande battaglia."

Fonti:Archivio Comunale di Varese — S.M. — Categoria X — Lavori Pubblici — Cartella 26. C. Del Frate, S. Maria del Monte sopra Varese, Chiavari 1933 — pag. 31. A.A.V.V. , Il Sacro Monte sopra Varese, SIOME, Milano 1981 — pag. 235. Luigi Zanzi, Sacri Monti e dintorni, Edizioni Universitaria Jaca 1990 — pag. 176. Il lavatoio di Santa Maria del Monte (un secolo dopo), Ass. "Amici del Sacro Monte" — 2000. C. A. Lotti, Santa Maria del Monte sopra Varese, Pizzi, Milano 2000 — pag. 74.

Articolo di Giovanni Trotta, tratto dal sito Ass. Amici del Sacro Monte

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