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DIAMO UN SENSO AL TERRITORIO

di felice magnani

Quanti sanno dare il giusto peso e il giusto valore al territorio che abitano? Sarebbe interessante fare un sondaggio per sapere quante sono le persone che conoscono il significato e il valore di una piazza, di un vicolo, di una via, di una chiesa, di un oratorio, di una scuola, di una casa, di una villa, di un monumento, di un’area, di un giardino pubblico. Conoscere il territorio e le sue componenti significa amarlo un pochino di più, saper portare quel rispetto che è necessario per sentirlo e viverlo nella sua dimensione storica, architettonica, letteraria, umana, religiosa, educativa e sociale. Partire dalla scuola, dalle giovani generazioni, sviluppare un’attenzione, un’appartenenza, un entusiasmo che si lega al bello che si vede e s’incontra, imparare che la realtà non è altro rispetto a noi, ma semplicemente una parte di noi stessi, talmente bella e importante che merita di essere amata e rispettata con tutta la cura possibile. L’impegno in questi casi deve essere di tutti nessuno escluso, l’educazione diventa reale quando diventa condizione mentale, quando diventa convergente e tutte le persone se ne fanno carico. Non è possibile lasciare che la maleducazione s’impossessi di un paese o di una città senza che nessuno muova un dito per trovare le soluzioni. Una democrazia dimostra la sua maturità se sa insegnare l’educazione e l’educazione è figlia di un impegno comune, mirato, attento, coerente, capace di dimostrare che il rispetto è il viatico dello star bene, del vivere bene. Far capire ai giovani come ci si deve comportare nei luoghi chiusi e in quelli aperti è un dovere a cui tutti devono ottemperare, famiglie, scuole, oratori, associazioni, ciascuno secondo le proprie responsabilità. Insegnare che  per strada non si deve urlare, che non si bestemmia e che non si dicono parole e frasi oscene, che non si buttano lattine o altri oggetti, insegnare che bisogna rispettare gli anziani, gli ammalati e il prossimo in genere, che non bisogna sputare per terra, che non si devono tenere le radioline a tutto volume, è fondamentale per crescere bene una gioventù che altrimenti rischia il collasso, pensando che la vita sia uno scherzo, una libertà estrema da usare a proprio uso e consumo. Insegnare che dove c’è una chiesa bisogna tenere un comportamento decoroso, che l’oratorio non è un’arena dove si può fare tutto quello che si vuole, che ci si può divertire anche rispettando alcune basilari regole di comportamento dovrebbe essere prassi acquisita e tutti, soprattutto i responsabili di settore, dovrebbero contribuire a realizzarla. Il buongiorno si vede dal mattino dicevano i nostri vecchi, non bisogna dimenticare mai che l’educazione è il sale di una comunità che funziona, che sa impartire le giuste lezioni a quei giovani che osservano per capire da che parte va il mondo. I problemi ci sono, esistono, ma occorre avere la capacità di capire che esistono e che proprio per questo vanno seguiti, inquadrati e risolti con le dovute modalità. La forza di un paese sta nella capacità di chi lo governa, di chi esercita una qualsiasi autorità, di chi ha il dovere di dare l’esempio, di essere presente e di saper trovare sempre le soluzioni più adeguate con l’aiuto di tutti coloro che credono nella bontà del sistema democratico. 

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