Menu
A+ A A-

INIZIA LA SCUOLA, UN NUOVO MONDO EDUCATIVO SI APRE

di felice magnani

Quando iniziava la scuola sentivamo un brivido nelle gambe, il cuore batteva più forte, mamma e papà erano inquieti, attenti, cercavano in tutti i modi di rendere meno ansiosa l’attesa stirando, preparando, finivano le vacanze e iniziava l’impegno quello vero, soggetto al giudizio severo dell’insegnante. L’insegnante era un mito, lo era anche se era severo, con una voce attenta e solenne, sempre pronta a riprendere, ma anche ad amare con la dovuta passione. Era la nostra guida quotidiana. Con lui trascorrevamo mattinate intere, lo ascoltavamo, qualche volta lo facevamo arrabbiare, ma sempre evitando l’esagerazione. Il suo giudizio era decisivo, non c’era genitore che non lo accettasse, il suo ruolo era indiscusso sempre, nessuno avrebbe osato mettere in discussione una parola, un’azione, un gesto del maestro o della maestra, neppure la punizione era soggetta a critiche, anche quando poteva essere scambiata per una forma di violenza. L’insegnante era un mito perché sapeva farsi rispettare e lo faceva dall’alto della sua personalità, una personalità viva, audace, capace di affabulare anche i più reattivi e i più scontrosi, sempre pronto a interagire e a relazionare con ampiezza di vedute, con l’arguzia tipica di chi sa trasformare il male in una straordinaria occasione di bene. L’insegnante era quasi sempre ben vestito, aveva un modo di porsi leale, non amava le smancerie, le parole inutili, cercava sempre di correre sul filo della correttezza e dell’educazione. I genitori amavano gli insegnanti, affidavano loro i propri figli con grande fiducia, sapevano di poter contare su quelle splendide figure che sapevano trasformare l’inquietudine giovanile in curiosità, voglia di crescere, di apprendere, di diventare grandi e di poter concorrere alla crescita della famiglia, della comunità e del paese. Non c’era confidenza, i ruoli erano molto ben definiti e non era possibile andare oltre, ciascuno sapeva esattamente che cosa doveva fare e che cosa doveva dire, ma soprattutto sapeva come fare e come dire, che tipo di atteggiamento assumere di fronte a una persona più grande e con un ruolo ben determinato. Non potevi dare del tu, non te lo saresti neanche sognato, perché a casa prima di tutto ti avevano fatto capire, con le buone o con le cattive, che l’educazione era il perno di una società che si definiva civile e che bisognava pertanto rispettare alcune regole fondamentali. Le regole non erano servili imposizioni o forme di assolutismo impositivo, erano modi stabiliti insieme per rendere più armonica ed equilibrata la vita stessa delle persone. Certo c’è sempre stato il prevaricatore di turno, ma la società era coesa, unita, solidale, non permetteva che si andasse oltre quel buono che rappresentava il senso vero e profondo di una comunità. Il genitore non si metteva mai contro l’insegnante, sapeva perfettamente che ciascuno aveva il proprio ruolo e che doveva esercitarlo. La decisione dell’insegnante era inappellabile, anche quando metteva in crisi equilibri che sembravano inossidabili. Tutti cercavano di concorrere al bene comune, ciascuno con le proprie forze, con molta determinazione, l’obiettivo era infatti una società consapevole, capace di capire che cosa fosse importante e che cosa invece fosse inopportuno e inadeguato. Pur nella sua riconosciuta prassi istituzionale, l’insegnante era un perfetto conoscitore dell’animo umano, sapeva come e dove posizionarsi, quali parole e come offrirle all’interlocutore di turno, sapeva molto bene come rimettere in moto un motore spento, privato della sua naturale propensione movimentista. Conoscere l’animo umano porta vantaggi insperati, proprio quando sembra che l’incomprensione superi i livelli di guardia, aiuta moltissimo a scrutare nel cuore per capire quale intervento possa più giusto per rimettere le cose a posto. E chi più dell’insegnante sa riconoscere una necessità, un bisogno, un’inquietudine o una crisi, chi più dell’insegnante che vive quotidianamente con i suoi allievi sa riconoscerne i loro bisogni e le loro necessità?Quante volte li abbiamo fatti arrabbiare e quante volte, nonostante tutto, ci hanno perdonato, senza mai scomodare inutili forme di pietismo politico. I giovani amano la fermezza, non vogliono essere compatiti o considerati per quello che non sono, desiderano verità e lealtà, un atteggiamento vero, capace di far capire da che parte stiano di casa la giustizia e la legalità. Insegnare non è facile. Non è facile confrontarsi ogni mattina con venti o trenta ragazzi pieni di energia, sempre pronti ad alzare una mano, a sollecitare una risposta, a capire di che pasta sia fatto quel mondo che l’insegnante cerca di presentare. La scuola è una grande risposta di umanità, un’immensa ricchezza di valori e di proposte educative, è quel mondo in più che aiuta a stare meglio nel mondo, scoprendo strada facendo di quali ricchezze sia stato dotato l’essere umano. Chi diventa grande in fretta non dimentica mai la scuola, la ricorda con affetto, anche quando magari non è stata quella che avrebbe voluto. C’è sempre un momento in cui la scuola torna a diventare famiglia e l’insegnante veste i panni della mamma o del papà, per veicolare meglio un messaggio educativo, in fondo l’educazione, pur nelle sue diversità, è una storia e come ogni storia è anche somma di momenti e di verità racchiusi in un cammino piuttosto lungo. Ricordare i nostri insegnanti è un dovere, è un dovere che riguarda tutti, perché se una comunità impara le virtù della coesione, del rispetto, dell’armonia, dell’educazione, lo deve anche a tutti quei docenti, uomini e donne, che con tanta passione e con tanto amore hanno cercato di concorrere alla sua crescita umana, morale, sociale, culturale. Dunque torniamo a scuola con lo spirito giusto, con la voglia di apprendere e di capire e di mettere in pratica quegli insegnamenti che i nostri docenti, insieme alle famiglie, sanno trasmettere, pensando soprattutto al bene dei giovani e della comunità nella quale vivono.

logo regione

varese4u logo

Plan what to see in Varese with an itinerary including Sacro Monte Unesco di Varese